Nube chimica, indagati i vertici Ies

Sul tavolo della Procura la relazione dell’Asl. E l’Arpa rilancia: «Vogliamo sapere cosa c’è nei serbatoi»

Il tempo di avere sul tavolo la relazione dei tecnici dell’Asl sul sopralluogo in stabilimento, arrivata a destinazione ieri mattina, e la Procura ha stilato subito un elenco di indagati. Dovrebbero essere i dirigenti di stabilimento e i responsabili della sicurezza degli impianti a finire iscritti nel registro degli indagati per la nube di gas puzzolente che all’alba di venerdì scorso ha investito la città suscitando l’allarme tra la popolazione.

Quali le accuse ipotizzate da via Poma? «Di sicuro il 674 del codice penale» è la risposta laconica del procuratore capo Antonino Condorelli, vale a dire il getto pericoloso di cose. Cioè l’acido solfidrico che si è liberato dagli impianti. Ma nel ventaglio di ipotesi di reato potrebbe entrare anche il ritardo con cui è stato dato l’allarme. Una mancanza, quest’ultima, che sarà oggetto di un probabile esposto del Comune. Impossibile nella giornata di ieri sapere dal procuratore quanti siano gli indagati. «Più di una persona» si è limitato a dire su sollecitazione dei cronisti.

Condorelli resta ora in attesa di leggere la relazione dell’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, sui dati delle stazioni di rilevamento che monitorano l’aria in città, e su eventuali campionamenti fatti in atmosfera dopo l’incidente. La vicenda non ha mancato di provocare qualche malumore negli ambienti forensi riguardo all’incontro di sabato tra Condorelli e i vertici Ies.

L’incidente nella raffineria si è verificato attorno alle 5 del mattino per un problema all’impianto principale di raffinazione, il cosiddetto topping, rimesso in funzione per lavorare le rimanenze dei prodotti trasferiti da Porto Marghera e ancora stoccati nei serbatoi dello stabilimento di strada Cipata. Un malfunzionamento che, ha ricostruito l’azienda, ha provocato la formazione di prodotti "fuori specifica" e ha fatto scattare il compressore che alimenta la torcia. Dopo circa 2 ore, alle 7,20, anche il compressore si è bloccato, in procedura di emergenza ed è tracimata l'acqua con l'idrogeno solforato che ha causato la nube puzzolente.

Ricostruzione ora al vaglio degli esperti di Arpa e Asl che, insieme alla Provincia, si incontreranno in Comune questa mattina alle 10.30 per una riunione convocata dall’assessore all’Ambiente Mariella Maffini. Al momento all’appello mancano i dati sulla concentrazione di H2S arrivata in città e sulla composizione del prodotto raffinato. Nel primo caso il nodo potrebbe essere sciolto da particolari modelli matematici che però non sono mai stati utilizzati per questo tipo di inquinante. Nel secondo Arpa chiederà a Ies di poter visionare le analisi realizzate dal laboratorio chimico interno all’azienda. E a questo proposito il direttore Licotti è chiaro: «Prima che riparta la raffinazione vogliamo sapere cosa c’è nei serbatoi».

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