Pedopornografia, caso in prescrizione

Suzzara. Si avvia al nulla di fatto il processo a carico di un uomo che mandò migliaia di messaggi osceni a due quindicenni

SUZZARA. Due ragazzine di quindici anni, plagiate da un adulto, vengono convinte da quest’ultimo a intrattenere una morbosa relazione, scandita per settimane da migliaia di sms a sfondo pornografico. Le minorenni gli inviano i selfie, vale a dire gli auto-scatti, dei loro corpi nudi. E lo fanno fino a quando i genitori si accorgono di quanto sta accadendo alle loro figlie e si rivolgono ai carabinieri. L’indagine dell’Arma di Suzzara, in collaborazione con quella di Viadana, porta all’identificazione e alla denuncia di un operaio di ventinove anni. Tutto ciò accade nel 2007. Il giovane viene indagato e rinviato a giudizio per detenzione di materiale pornografico.

Ebbene, a distanza di sette anni e dopo sette udienze, l’intero procedimento penale rischia la prescrizione. Ieri mattina, davanti al giudice Stefano Aresu, avrebbero dovuto presentarsi le due ragazze, ora maggiorenni ma, per la seconda volta consecutiva, hanno disertato l’aula. Questa circostanza ha indotto il giudice a multarle di cinquecento euro a testa.

Nell’udienza del novembre scorso aveva testimoniato il maresciallo dei carabinieri di Suzzara, titolare dell’indagine, che ha potuto visionare la montagna di immagini e messaggi che l’uomo ha scambiato con le ragazzine. Due giovani che conosceva e che aveva incontrato in un locale della zona.

Quando i militari sono arrivati a lui, nella memoria del suo telefonino, hanno trovato tutti gli sms e le immagini che aveva inviato e ricevuto.

L’uomo, ora 36enne, rischia la reclusione fino a tre anni e una multa non inferiore 1.549 euro. Pena che potrebbe essere aumentata, in quanto il materiale conservato è di ingente quantità.

Ma, con tutta probabilità, anche se venisse provata la sua colpevolezza, la farà franca.

È passato troppo tempo. La giustizia, e non è la prima volta, è arrivata in ritardo. L’udienza, fissata per l’aprile del prossimo anno, cancellerà con un colpo di spugna il reato. Rispetto ad altri casi analoghi questo di Suzzara presenta una particolarità. Il materiale pedopornografico - come di solito avviene- non era conservato su un computer ma nella memoria di un cellulare che, naturalmente, è stato posto sotto sequestro.

La legge, al riguardo, è ancor più intransigente e colpisce anche chi, dopo aver scaricato materiale pedopornografico, lo ha cancellato.

La cancellazione, infatti, non solo dimostra l’avvenuta acquisizione, ma non esclude la volontà di disporre del materiale. L’operaio, che ieri mattina non era presente in aula, ieri mattina era difeso dall’avvocato Giada di Stasio, nominato d’ufficio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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