Versalis: tremano lavoratori, artigiani e camionisti dell'indotto

La ventilata ipotesi di ridimensionamento di Eni ha messo in allarme sindacati. Lo stabilimento mantovano fa lavorare almeno 4mila persone

MANTOVA. Dice bene Paolo Aldighieri, presidente degli autotrasportatori dell’Upa: «Se chiude Versalis a Mantova non si lavora più». Interpreta lo stato d’animo dei camionisti che ogni giorno vanno e vengono dallo stabilimento di via Taliercio per le consegne di forniture e il ritiro di prodotti. Cisterne e cassonati che danno lavoro a circa 300 autisti mantovani e che rappresentano una parte cospicua dell’indotto che gira attorno a Versalis.

Marghera. L’allarme dei sindacati riguarda i mancati investimenti effettuati da Eni sul petrolchimico di Marghera strettamente collegato a quello di Mantova, a cui fornisce le materie prime necessarie per le principali lavorazioni che si fanno in riva ai laghi. Il cracking di Marghera, l’impianto chiave, è fermo da sei mesi; avrebbe dovuto riaprire il 18 agosto ma il gruppo del cane a sei zampe ha procrastinato la data. Questo ha messo sul chi vive Cgil, Cisl e Uil che temono ripercussioni sui posti di lavoro in Versalis, mille, e su quelli dell’indotto stimati in circa 4mila (non solo nel Mantovano) se si applica la formula di Federchimica secondo cui ogni dipendente diretto ne genera tre indiretti. Non è che domani lo stabilimento chiuda o si ridimensioni, si sono affrettati a precisare i sindacalisti; però, ammoniscono, attenzione a non abbassare la guardia e a reagire in fretta per indurre Eni a confermare gli investimenti promessi. Sullo sfondo resta sempre lo spettro della Ies.

Autisti. E proprio perché scottati da questa precedente esperienza gli autotrasportatori stanno con le antenne ritte. E con le loro le imprese di logistica e di spedizioni. Sono 120 le cisterne del Gam (con altrettanti autisti, oltre ad una ventina di impiegati), che ha contratti di trasporto con Versalis; poi c’è la flotta dei cosiddetti «cassonati», i Tir per il trasporto di merci solide, che fanno capo a tre imprese. Una crisi della Versalis si rifletterebbe subito su tutti loro e sui colleghi che arrivano da tutta Europa.

Imprese. All’interno della Versalis «c’è tutto un mondo», come lo descrive il sindacalista della Uiltec-Uil, Giovanni Pelizzoni, che consente allo stabilimento di andare avanti ogni giorno. E che, di riflesso, crollerebbe, in caso di difficoltà dell’azienda. Sono più di 500 persone quelle che lavorano nello stabilimento come dipendenti di imprese esterne. Sono quelle che hanno vinto i vari appalti per la manutenzione degli impianti, per le opere di muratura, per gli scavi, per la coibentazione e anche per i controlli di aria e acqua nel corso dei processi produttivi. Per non parlare delle imprese di pulizia e di facchinaggio o che forniscono il personale per la portineria e la mensa. Sono aziende mantovane e anche di fuori (per esempio, le ultime due new entry Comecf di Ferrera Erbognone e Weldiding DueBi di Fiesso Umbertiano). Tutti adesso col fiato sospeso, dopo l’allarme lanciato dai sindacati. Tante sono imprese artigiane, le cui preoccupazioni vengono espresse da Franco Bruno, responsabile sindacale dell’Upa: «Il pericolo che incombe su Versalis è gravissimo - osserva - dal momento che va ad impoverire ulteriormente il tessuto produttivo e occupazionale del nostro territorio, aumentando il disagio sociale».

Prodotti. L’indotto, però, non si ferma lì. Esce dallo stabilimento, si estende per la provincia e coinvolge anche territori vicini. Per esempio, Versalis produce l’olone, sostanza che serve per produrre a sua volta i filati per le calze del distretto di Castel Goffredo e anche del Bergamasco. Da via Taliercio escono anche polistirolo e altri isolanti che servono all’edilizia; e poi le plastiche per realizzare oggetti di vario tipo e per rivestire i cavi elettrici. Le aziende dell’automotive di Castiglione e non solo si approvvigionano a Mantova di materiale plastico per stampare fanalerie e paraurti. Senza dimenticare gli stabilimenti «a valle» di quello di Mantova, e cioè il petrolchimico di Ferrara che riceve lo stirolo prodotto in riva i laghi, indispensabile per le sue lavorazioni. Con la Versalis a basso regime, in tantissimi, dunque, ne soffrirebbero.

Accordo. E allora, Matteo Gaddi del partito del lavoro, chiede ad Eni il rispetto «dell’accordo sindacale di febbraio per produrre chimica verde con gli americani, in base al quale si prevedevano 200 milioni di investimenti a Marghera, il cui impianto cracking è decisivo per il futuro degli stabilimenti di Mantova, Ravenna e Ferrara. Se chiudesse il cracking - avverte -, a Mantova non arriverebbero più le materie prime, cumene e etilene, decisive per i suoi cicli produttivi».

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