Riecco i pirati del Po: rubano e pescano con le scosse elettriche

Si tratta di gruppi di persone che arrivano sul fiume  con l'intento di fare business. E soprattutto, questi pescatori, sempre perfettamente in regola con la licenza di pesca prediligono la caccia al siluro: esemplari da 80 a 200 kg, la cui carne viene venduta a 5 euro al chilo.

MANTOVA. Anche il territorio mantovano non è rimasto immune dal fenomeno “pirati del Po”, con furti di motori di barche, bracconaggio fatto spesso con tecniche vietate tra cui tramagli, fili con 500 ami e perfino elettrostimolatori per stordire i pesci.

Per la stragrande maggioranza si parla di gente dell'Est, arrivata sul fiume Po con l'intento di fare business. E soprattutto, questi pescatori, sempre perfettamente in regola con la licenza di pesca prediligono la caccia al siluro: esemplari da 80 a 200 kg, la cui carne viene venduta a 5 euro al chilo.
Dal Delta del Po sono saliti fino alle province di Cremona e Pavia attraversando il tratto di fiume mantovano e reggiano. E non senza fare danni.

Ne sanno qualcosa i concessionari di posti barca di Testa di Ponte, a Riva di Suzzara, dove sono stati rubati diversi motori. La loro tecnica? Di notte, tagliano le bitte di ancoraggio ai porticcioli e le barche, trascinate dalla corrente, vengono poi “agganciate” dai ladri ad alcuni metri più a valle. Questa stessa tecnica è stata utilizzata anche in altri furti nel Viadanese, nel Cremonese e nel Reggiano. Motori Evinrude o Johnson da 25 a 40 cavalli per svariate migliaia di euro.

Questi che ormai sono stati battezzati “pirati del Po” si sentono perfettamente a loro agio e fanno sul fiume Po ciò sul Danubio è assolutamente vietato. Se vengono “beccati” fanno “spallucce” e se la cavano con una piccola sanzione amministrativa che si e no poi pagano. Questi “pescatori dell'Est” arrivano sul Grande Fiume attrezzatissimi, con barche moderne, motori potenti, canotti al seguito.

Su ogni barca, a seconda degli occupanti si notano dalle 10 alle 20 canne, quando si sa, le normative prevedono che ogni pescatore, munito di regolare licenza, possa calare in acqua fino ad un massimo di tre canne. I pirati del Po si sentono “sicuri” e “spadroneggiano” su ogni lanca.

Ne sanno qualcosa anche a Gualtieri, dove nella splendida Oasi dell'Isola degli Internati, pescatori e turisti non possono neanche parcheggiare la loro auto per godersi lo spettacolo che offre loro la natura di quel posto: auto svaligiate, finestrini rotti, gomme tagliate. Possono accendere fuochi, pescare di frodo con tramagli fai da tè o elettrostimolatori.

E nei 10-15 km di tratto del fiume Po tra Riva di Suzzara e Brescello, la vigilanza è scarsa. Non esiste un corpo di “Polizia Fluviale”: gli unici controlli vengono effettuati da guardapesca della Fipsas (Federazione Italiana Pesca Sprtiva ed Attività Subacquee).

Recentemente, però a causa dei numerosi episodi malavitosi, l'Unione dei Comuni della Bassa Reggiana ha deciso di porre un freno: a settembre un comitato di pescatori, guardie ecologiche volontarie, guardapesca Fipsas, concessionari di posti barca, i cui componenti sono sia mantovani che reggiani, sono stati invitati ad un'audizione davanti alla Giunta dell'Unione. L'iniziativa è stata portata avanti da Renzo Bergamini, sindaco di Gualtieri (Re).

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