"Tassi da usura dalla banca": impresa si rivolge all'antiracket

L'azienda edile chiede al prefetto l'accesso al fondo di solidarietà per le vittime di estorsione. La Procura apre un'inchiesta e valuta la possibilità di sospendere i termini del fallimento

MANTOVA. In dicembre la loro ditta edile, con sede a Bozzolo, era stata dichiarata fallita. Ma i proprietari, Pasquale e Cristian Baetta, padre e figlio, ora si sono appellati al prefetto chiedendo di avere accesso al fondo di solidarietà per le vittime di estorsione. Pratica che comporta la sospensione dei termini del fallimento.

Questo perché, secondo una perizia che loro stessi hanno promosso, i tassi applicati alle operazioni di finanziamento fatte con la banca che poi ha chiesto il fallimento, superavano il limite stabilito dalla legge, ed erano quindi da considerare “usura”.

La prefettura, che ha ricevuto la richiesta, ha invitato i Baetta a produrre tutta la documentazione in loro possesso da trasmettere alla Procura della Repubblica. Secondo la recente legge 3 del 2012, infatti, spetta all’autorità giudiziaria decidere in merito alla concessione o meno dei benefici economici che lo Stato eroga alle vittime di usura.

E mentre la Procura effettua le indagini sulla presunta usura, la legge salvaguarda il patrimonio aziendale dell’imprenditore attraverso una moratoria che sospende per 300 giorni tutti i termini di scadenza, gli atti esecutivi nonché le esecuzioni mobiliari ed immobiliari e, per tre anni, gli adempimenti fiscali. Una forma di tutela che gli imprenditori bozzolesi hanno chiesto per la loro particolare situazione attraverso l’ausilio dell’associazione antiusura Federitalia.

«I signori Baetta si sono rivolti alla nostra associazione – spiega la presidente Wally Bonvicini – poiché ritengono di avere subito danni economici dall’applicazione di tassi di interesse superiori alla soglia da parte di Mantovabanca, l’istituto di credito che poi ha promosso il fallimento. I Baetta avevano chiesto alla banca una verifica sui loro conti, ritenendo i tassi applicati troppo alti. La risposta alla richiesta di verifica è stata l’istanza di fallimento. I signori Baetta sono stati sentiti dalla Guardia di Finanza, incaricata dalla procura di Mantova poiché è in corso una indagine dopo le loro denunce per usura nei confronti della banca. E per questo hanno chiesto di accedere alle provvidenze statali per le vittime di racket».

Dal canto suo l’istituto di credito preferisce al momento non rilasciare dichiarazioni: «La vicenda è tutt’ora in corso e non conclusa – spiega il direttore generale Giampaolo Roseghini – Al momento c’è solo una perizia di parte e non c’è una decisione finale». Nel caso la famiglia Baetta veda riconosciute le proprie ragioni, otterrà una somma pari al danno subìto in conseguenza delle pretese estorsive.

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