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Battaglia sui cartelli di divieto di caccia

Gli abitanti di Boccadiganda: sono stati divelti. Le doppiette: «Non è area protetta, chi aveva messo i segnali?»

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BORGO VIRGILIO. Pallini sulla strada e ansia per gli automobilisti. La stagione della caccia non ha ancora preso il via, ma gli abitanti di Borgoforte e in generale coloro che passano abitualmente da strada Argine Boccadiganda hanno già alzato gli scudi. I soliti ignoti, dicono, hanno divelto i cartelli che segnalano il divieto di caccia lungo quella zona dell’argine al di sotto della strada che va dal ponte di Borgoforte al paesino di Boccadiganda. I cartelli bianchi, con la dicitura “Regione Lombardia, Provincia di Mantova, Atc n.4 zona protetta divieto di caccia” in parte sono stati abbattuti, in parte portati via.


«Tra qualche settimana, quando ripartiranno le doppiette, ci ritroveremo con i pallini lungo la strada. Questa è una strada frequentata da persone che fanno sport, anche di prima mattina, e sapere che ci sono cacciatori in zona a sparare non fa piacere». Non è sufficiente, affermano, la norma di legge che vieta sempre di sparare in direzione delle strade a una distanza inferiore ai 150 metri. Tutti gli anni, ricorda un abitante, è lo stesso copione: e le proteste restano lettera morta. L’eterno braccio di ferro tra gli appassionati delle doppiette e chi li considera dei selvaggi. «Non abbiamo idea di chi abbia tolto i cartelli, ma bisognerebbe rimetterli al più presto».

 
A sciogliere il giallo, ma a sollevarne immediatamente un altro, è il presidente dell’Ambito territoriale 4, l’avvocato Massimo Riccò: «I cartelli li abbiamo tolti noi. Ma la domanda è un’altra: chi li ha messi?». Il presidente chiarisce quello che a prima vista sembra un paradosso: «Dunque, bisogna sapere che quella zona non è un’area protetta, ma è zona di caccia. Evidentemente le persone che protestano non l’hanno capito. Le attività venatorie sono permesse in tutta quella fascia lungo l’argine del Po». I cacciatori, spiega, conoscono la legge per cui non si può sparare in direzione della strada. «Poi un giorno sono comparsi questi cartelli con la scritta “divieto di caccia”. Sono, inequivocabilmente, nostri, ma posso garantire che non siamo stati noi a metterli. Stiamo facendo delle verifiche per capire se c’è stato uno sbaglio involontario di un addetto, o se qualcuno se ne è impossessato e li ha messi apposta per segnalare come zona protetta un’area che invece non la è». Quella, ammette Riccò, è sempre stata una zona “calda”, dove fucili e doppiette non sono mai stati troppo graditi. Qualche giorno fa, continua il presidente, quando è arrivata la segnalazione dei cartelli sbagliati a Borgoforte, dopo un controllo sul posto, è stato proprio l’Ambito 4 ad incaricare una persona di andare a togliere i cartelli sbagliati.

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