L'ex pm Davigo: "La prescrizione? Siamo messi come in Grecia"

Don Ciotti è stato uno dei protagonisti della giornata di ieri. Oggi c'è attesa per l'intervento di Francesco De Gregori, Piercamillo Davigo, Massimo Recalcati e Reinhold Messner. Ancora vive le parole di don Ciotti sulle minacce di Totò Riina. Al boss il sacerdote ha così replicato: "Convertiti". Appassionato anche l'intervento sulle periferie di Buenos Aires e sui preti villeros. "Mi hanno fatto capire la grandezza di Papa Francesco. Stavolta lo Spirito Santo ci ha visto giusto" ha detto il presidente di Libera

MANTOVA.  "Come ce l’abbiamo noi la prescrizione ce l’ha solo la Grecia”.  Grande folla questa mattina a Palazzo San Sebastiano per ascoltare Piercamillo Davigo, il magistrato, ora consigliere alla Corte di Cassazione, che fece parte del pool di Mani Pulite. Un intervento a 360 gradi sui mali della giustizia italiana.

Oggi è il giorno di Francesco De Gregori. Il cantautore romano sarà alle 21.15 in Piazza Castello. L'evento ha fatto registrare il tutto esaurito. Ma oggi arrivano a Mantova anche tanti volti giovani della letteratura mondiale:  Yeng Pwa Ngon, vincitore dei maggiori premi asiatici per la narrativa con “L’atelier”,  Tommy Wieringa, accostato dalla critica a Salinger, John Irving e Paul Auster.

 Alle 15.30 Massimo Recalcati, autore di “Non è più come prima” affronta “L’amore che resiste”. Arriva in piazza Castello alle 16 lo scalatore Reinhold Messner (tra gli eventi più attesi dal pubblico), mentre sempre alle 16 a Santa Barbara Vivian Lamarque omaggia la poetessa polacca Wislawa Szymborska.

Alle 16.45, a Palazzo Ducale la scrittrice dello Zimbabwe NoViolet Bulawayo. Alle 18.30 Stefano Benni ammonisce tutti con “Se qualcuno mi chiede ancora a cosa serve la letteratura lo ammazzo” in piazza Castello. Alle 20.30 in San Sebastiano Luciano Canfora parla de “Il linguaggio della politica” e la brasiliana Adriana Lisboa dialoga con Lella Costa della letteratura verde-oro alle 20.45 in Santa Barbara. Alle 18 al Cubo Studio in via XX settembre 31 "Le inutili vergogne", incontro con Eduardo Savarese, autore del libro. In collaborazione con Arcigay La Salamandra.

DON CIOTTI, LE MAFIE E I PRETI DI BERGOGLIO. E’ stata una standing ovation ad aprire l’incontro “Nelle periferie di Bergoglio. Incontrare la speranza tra i poveri di Buenos Aires” in una piazza Castello gremita e dove sono stati protagonisti due preti “impegnati”, agli antipodi del mondo, tanto da essere sotto scorta, come Carlos “Charly” Olivero, sacerdote nella parrocchia della Virgen de los Milagros de Caacupé della Villa 21 di Buenos Aires e don Luigi Ciotti presidente di Libera, in lotta contro tutte le mafie. Insieme a loro la giornalista de La Nacion Silvina Premat, autrice del libro “Preti dalla fine del mondo”.

“Questo libro è fondamentale per comprendere il retroterra di papa Bergoglio – ha detto don Ciotti dopo averlo scritto anche nella prefazione del volume - E’ stato lui che, quando, nel 1998 è diventato vescovo di Buenos Aires, ha messo al centro del suo apostolato le periferie”. Di scelta di fede e di sacerdozio libertario ha poi parlato don Luigi Ciotti, strappando più volte applausi sentiti e scroscianti quando ha parlato di una “chiesa che si sporca le mani e che non manda baci alla Madonna e ai Santi”, di una chiesa che parla chiaro, come sta scritto nel Vangelo, senza ipocrisia e con umiltà, “trovando il volto di Dio nel volto di chi soffre”.

Crudo e toccante il racconto di chi ha scelto di lavorare nella miseria delle villas, le baraccopoli di Buenos Aires, paesaggio umano e sociale dall’attuale pontefice, dove oltre un milione di persone vivono sotto la soglia della povertà, quartieri privi di rete fognaria, di servizi di base, in cui la droga e le bande armate la fanno da sovrane, dove non entrano le ambulanze e le forze dell’ordine.

“Qui ho trovato storie di speranze, persone che non esitano a dimezzare il loro già misero pasto, per aiutare che sta peggio – ha detto don Carlos - si conoscono solo i lati negativi di questi luoghi ma ho trovato, grazie ai primi sacerdoti che hanno iniziato il lavoro negli anni Settanta, tanta voglia di organizzarsi e di aiutarsi. E’ ogni giorno una lotta contro il tempo per arrivare prima della droga e della delinquenza a parlare ai bambini, facendolo con l’esempio di altri giovani, che si ci sono passati prima di loro, nella miseria umana, e ne sono usciti”.

Il servizio quotidiano dei preti villeros, sacerdoti che hanno scelto di farsi poveri tra i poveri, per ascoltare e rispondere ai bisogni materiali e spirituali di tante persone che poco o nulla ricevono dallo stato. Il metodo dei preti villeros, come ha scritto la Premat, si può sintetizzare in pochi punti: “obbedienza e docilità di fronte alla realtà, e non alle proprie idee o ai propri gusti; valorizzazione del meglio che ogni persona ha in sé e invito a porre questa capacità al servizio degli altri”.

Don Ciotti ha ricordato esempi di sacerdoti morti sul campo, come quelli di Buenos Aires, anche i nostri Peppino Gallo e Pino Puglisi, ha ricordato lo sconforto e la forza del cardinale Pappalardo, la testimonia e il dono di Benedetto XVI. “Quando Bergoglio è diventato papa – ha concluso don Ciotti – ho pensato: questa volta lo Spirito Santo ha beccato giusto”.

Non poteva mancare, al termine di un incontro molto partecipato, l'accenno alle minacce di Totò Riina. "Ci auguriamo che ci sia un'accelerazione sulla legge 109 del '96, sui beni confiscati alla mafia, perché non si può perdere tempo su questi temi". Tra applausi, ovazioni, in una piazza Sordello superaffollata, don Luigi Ciotti, nel secondo giorno del Festivaletteratura ha invitato il governo e i cittadini a prendere posizione contro la mafia e ha ricordato le parole di Papa Francesco ai mafiosi alla Giornata dell'impegno in ricordo delle vittime di mafia. "'Mi metto in ginocchio, convertitevi e cambiate' ha affermato il Papa e da qui io dico a Totoò Riina e a tutti gli altri, 'convertitevi e cambiate'" ha sottolineato don Ciotti nonostante le minacce ricevute dal boss mafioso.

"Papa Francesco ha tagliato la testa al toro" ha spiegato Don Ciotti. "Quando lo ho invitato alla Giornata dell'impegno "vengo subito' ha detto. Non era mai successo. Per i familiari delle vittime di mafia ha avuto queste parole 'Vi abbraccio, siamo al vostro fianco' e a chi adora il male ha detto 'vi scomunico'. Ha tolto l'ambiguita', il Vangelo e' incompatibile con la mafia".

"La legge c'è - ha spiegato poi tornando sui beni confiscati, nel suo inarrestabile intervento - e deve essere, dopo molti anni, migliorata. Purtroppo e' tutto fermo. Il governo Letta aveva creato una commissione e il governo attuale ha ripreso gran parte di queste proposte, ma perché  non sono stati nominati i membri della commissione? Bisogna fare in fretta, sempre con grande rispetto, ma cosa ci vuole?". Se funzionasse il nuovo meccanismo nel giro di pochi mesi avremo oltre 55mila beni sequestrati e confiscati di primo livello che potrebbero diventare disponibili e ci sono anche migliaia di aziende e in questo caso bisogna salvare i posti di lavoro".

Nel nostro Paese "il problema non sono i mafiosi, siamo noi" ha ribadito e sottolineato che "oggi le mafie sono tornate forti, hanno tanta liquidità, creano nuove alleanze. Ma la forza mafiosa non sta dentro, sta fuori, in quanti gli consentono di fare investimenti. Neppure Totò Riina sarebbe stato in grado di fare operazioni da solo qui e altrove".

"Dobbiamo impedire che l'Expo mondiale di Milano 2015 - ha aggiunto - diventi solo una parata del cibo come merce commerciale, ma fare in modo che sia un'occasione di giustizia e liberta'". Il fondatore del Gruppo Abele e di Libera ha poi ricordato che "la mafia oggi investe molto nell'agro alimentare. Compra terre ma l'agricoltura vogliamo che sia pulita".

In chiusura un appello: "Vorrei con voi portare una piccola voce perché vengano liberate le persone sequestrate, le due giovani cooperatrici, Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, Padre Dall'Oglio e tutti i tecnici scomparsi. La speranza o è di tutti o non può essere". Poi ha lasciato Mantova, accompagnato dalla scorta.

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