Nicolini rinuncia a candidarsi sindaco

Il presidente del Festivaletteratura: «Ringrazio tutti coloro che mi hanno incoraggiato, ma ho deciso di non partecipare»

«Ho deciso di non candidarmi sindaco e quindi di non partecipare alle primarie del centrosinistra». Luca Nicolini ha sciolto le riserve e per la prima volta parla di quella che è stata negli ultimi mesi una delle ipotesi più accattivanti nello scenario politico cittadino in vista delle elezioni comunali del 2015. Non fa lunghe dichiarazioni, per la verità, ma chiarisce una delle incognite che hanno condizionato i ragionamenti di tutte le forze e di molte singole personalità del centrosinistra: il presidente di Festivaletteratura non scenderà in pista per diventare sindaco della sua città.

Motivo? «Mi permetta di non aggiungere altro sull’argomento e di continuare a mantenere il riserbo che ho ritenuto giusto mantenere in questi mesi» risponde uno dei volti simbolo dello staff organizzativo del Festival che pone ogni anno la città, almeno per qualche giorno, sotto i riflettori della cultura internazionale. Ma già il fatto che Nicolini ufficializzi che a questa ipotesi ci aveva pensato seriamente, almeno da un annetto, è la conferma che la sfida del 2015 ha perso un potenziale concorrente autorevole e proveniente da quella società civile spesso evocata dai partiti in cerca di candidati. Non solo.

Il riferimento alle primarie, accennato nelle sue dichiarazioni, libera il campo dai sotterranei sospetti che in molti settori del centrosinistra si erano diffusi circa la presunta intenzione di Nicolini di presentarsi con una civica fuori dalla competizione che le forze di coalizione stanno predisponendo per scegliere il candidato.

Dice Nicolini: «Io ringrazione tutte quelle persone, e sono molte, che in questi mesi mi hanno detto che anche la semplice ipotesi di un mio impegno politico poteva essere una situazione gradita e da prendere in considerazione. Persone che conosco ma anche gente che mi fermava per strada per incoraggiarmi, per esprimermi stima e affetto. Sentimenti che vanno al di là dei meriti che posso avere e che, in ogni caso, condivido con mia moglie e con tutto il comitato organizzatore e i volontari del festival». Non aggiunge altro.

Pare di capire che Nicolini abbia rinunciato per due ordini di motivi: questioni di carattere personale, legate ad una riflessione avviata sulla sua professione e naturalmente sull’organizzazione del Festival; ragioni di carattere più squisitamente politico, che hanno spinto Nicolini a ritenere mutate le condizioni che lo avevano convinto mesi fa ad imboccare il percorso che sembrava portarlo alla candidatura per via Roma. Motivi tra loro collegati, sia chiaro. L’eventuale candidatura alle primarie (ed eventualmente a sindaco) lo avrebbe inevitabilmente allontanato dallo staff organizzativo del Festival. Certo, la posta in gioco sarebbe stata altrettanto rilevante se si fosse candidato.

Nicolini non ha tessere in tasca, ma come non ricordare la sua vicinanza , negli anni 90, al progetto prodiano, alla filosofia che portò alla nascita dell’Ulivo e alla vittoria elettorale di un centrosinistra che sembrava distrutto irrimediabilmente dall’esperienza della gioiosa macchina da guerra e dalla potenza del nascente fenomeno berlusconiano. L’idea per il 2015 di Nicolini era simile a quella dei comitati Prodi, un percorso condiviso da forze politiche e gruppi di cittadini. Un percorso che Nicolini ha ritenuto, a torto o a ragione, impossibile nel clima del centrosinistra mantovano.

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