Pittura, i Falchi incantano la Biennale

Padre e figlio alla collettiva  "Spoleto Arte incontra Venezia" che si è chiusa di recente

MANTOVA. I talenti di padre e figlio in mostra. Le sculture di Aldo Falchi e le opere del papà Paride, maestro della pittura mantovana del Novecento, fanno parte della collettiva "Spoleto Arte incontra Venezia" a cura di Vittorio Sgarbi. La collettiva si è chiusa il 24 ottobre al prestigioso Palazzo Falier sul Canal Grande nel contesto della Biennale e a Palazzo Rota-Ivancich. Erano presenti grandi nomi come il Premio Nobel Dario Fo, Eugenio Carmi, uno dei maggiori esponenti dell'astrattismo, José Dalì, figlio del mentore del surrealismo Salvador Dalì e altri artisti rinomati. Inoltre, è stata allestita una galleria fotografica d'immagini inedite di Pier Paolo Pasolini, realizzate durante le riprese sul set del film "Il fiore delle mille e una notte".
Dopo un periodo di assenza, lo scultore Falchi ha dunque deciso di tornare in scena, partecipando già l'anno scorso a due mostre al Museo Virgiliano di Pietole: una personale, al cui vernissage ha presenziato il premio Nobel irlandese Seamus Heaney e una dal titolo “Virgilio nella memoria contemporanea”. Quest’anno, dopo il successo di pubblico alla mostra bipersonale tenutasi dal 25 marzo al 27 aprile alla Casa del Mantegna dal titolo "Paride e Aldo Falchi, pittura e scultura", lo scultore ha accettato l'offerta di Sgarbi, che curerà anche il catalogo della mostra veneziana in uscita in questi giorni. Il noto critico ha scelto di esporre per lo scultore l'opera “Icaro” del 1990, in bronzo e, per il padre, scomparso nel 1995, due autoritratti rispettivamente del 1934 a seppia e 1941 olio su tela.
Aldo Falchi ha partecipato ad una nuova mostra che si terrà nel celeberrimo Salone delle esposizioni del Palazzo del Louvre, in Rue de Rivoli 99 a Parigi. La figlia Ombretta che sta curando l’organizzazione di altre mostre, ne ha già previste due per inizio 2015, una a Berlino a gennaio e una a Londra a fine marzo.

La continua ricerca spirituale e stilistica di Falchi, su vari soggetti provenienti dalla tradizione greco-romano-cristiana, rivisitata e riattualizzata, realizzati principalmente in terracotta, plastilina e tradotti spesso in bronzo, non è finita. La passione per ciò che è nietzscheanamente umano, troppo umano, si è condensato negli anni in figure quali “La Natura” (1972), “Il mistero della Vita” (1985) e le sequenze dei “Don Giovanni” e “Senilità”. Il legame al mito è evidenziato dalle classicheggianti “Leda col cigno”, dai nudi, dai fauni, ninfe e tritoni impegnati in una eterna lotta tra apollineo e dionisiaco. Ora Venezia, poi Parigi, l’anno prossimo Berlino e Londra: il lungo viaggio dell’artista non è ancora finito.

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