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Ies, un gigante invendibile: perdita da 352 milioni

Rosso record nell'ultimo anno di raffinazione. E Mol sborsa altri 43 milioni

di Gabriele De Stefani
3 minuti di lettura

Un rosso monstre: 352 milioni di euro nell’ultimo anno di raffinazione, che portano vicino al miliardo e mezzo il conto dell’operazione Mantova per Mol, dopo le perdite del quinquennio precedente e gli investimenti per acquistare la raffineria e migliorarne gli impianti dai punti di vista industriale e ambientale.

Questo il cuore del bilancio 2013 della Ies, con una salatissima appendice per l’inizio del 2014: altri 27,9 milioni bruciati nei primi quattro mesi e la necessità per Mol di staccare un assegno da 43,8 milioni per immettere liquidità in una Ies ormai privata del suo capitale.

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Fin qui i numeri, che mostrano una volta di più che la raffinazione in strada Cipata non era più economicamente sostenibile, al di là di qualunque altro tipo di opposizione a quello che per molti resterà sempre un mostro alle porte della città.

Ma dalla nota integrativa al bilancio arriva anche un fragoroso campanello d’allarme sul destino dell’area e sulle sue chance di reindustrializzazione: Ies infatti non solo ha pesantemente svalutato gli impianti (e questo era fisiologico, essendo spenti), ma ha anche messo nero su bianco «l’improbabilità di trovare acquirenti» per effetto della «non sostenibilità economica di un eventuale spostamento degli stessi impianti».

 Smontare la raffineria - al netto dei dubbi sulla sua efficienza - costa troppo, cosicché anche venderla pezzo per pezzo è molto difficile. Il che rischia di ridimensionare anche le speranze dei lavoratori di trovare nuove opportunità dalla reindustrializzazione di strada Cipata: per ridarle vita produttiva con numeri più robusti di quelli previsti dal polo logistico, bisognerà trovare il modo di convivere con un gigante inamovibile.

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I conti. Il bilancio al 31 dicembre scorso risente pesantemente della decisione di spegnere la raffineria per trasformarla in un polo logistico: il valore degli impianti passa da 212 a 5 milioni di euro, quello di terreni e fabbricati da 67 a 31 e il totale delle immobilizzazioni materiali scende da 289 a 39 milioni. In sostanza tutto quel che si vede passando da via Brennero e strada Cipata vale esattamente 250 milioni in meno di un anno fa. La conversione è costata poi un’altra cinquantina di milioni perché Ies si è dovuta far carico di altre due voci molto pesanti: il piano sociale per la cassa integrazione dei dipendenti e la pulizia e messa in sicurezza degli impianti in via di dismissione. Per gli ammortizzatori sociali sono stati accantonati 30,8 milioni, mentre poco più di 22 milioni sono stati destinati a rendere sicuri e gas-free i macchinari.


Dunque 250 milioni di svalutazione impianti e circa 53 per cassa integrazione e pulizia della raffineria: e il resto del rosso? Il dato non è indicato con precisione, ma con buona approssimazione si può quantificare in una cinquantina di milioni di rosso il frutto dell’attività ordinaria degli ultimi dodicesimi di raffinazione. In linea con le perdite per 96 milioni del biennio precedente. Ad incidere, nel 2013, anche gli scioperi scattati dopo l’annuncio dello stop e l’ulteriore riduzione sia dei margini che dei volumi in quello che per strada Cipata era uno dei business più importanti, cioè il bitume per asfalti. Così nonostante un lieve aumento dei ricavi (da 3,1 a 3,3 miliardi di euro) legato alla risalita dei prezzi, la raffineria è andata sotto per il sesto anno consecutivo. Nel corso del quale si registrano anche due ulteriori rate della tassa ambientale che Mol deve onorare da quando ha rilevato la raffineria: 3 milioni messi da parte per i pozzi di emungimento dei veleni e 5,7 investiti per rispettare obblighi ambientali e migliorare i serbatoi.


Nuovo assegno. Dopo la maxi perdita del 2013, ecco le difficoltà di inizio 2014 (mentre si firmavano gli accordi per chiudere con la raffinazione si perdevano altri 28 milioni in quattro mesi) ad azzerare il capitale sociale della raffineria. Inevitabile a quel punto l’intervento di Budapest: 43,8 milioni per ricapitalizzare e tenere in vita la società. Una brutta notizia per Mol che deve nuovamente sborsare, ma paradossalmente un quid di positivo per i lavoratori che, benché dopo una sforbiciata dei tre quarti del personale, possono vedere in quei 43 milioni una prova concreta di impegno mantovano della multinazionale ungherese.
Gigante inamovibile. Il piano per trasformare la Ies in un polo logistico si dipanerà lungo il triennio 2014-2016.

Che cosa sarà della grande industria di strada Cipata? Il rischio che tutto resti esattamente com’è ora - un gigante addormentato sulla sponda del lago Inferiore - è alto. Così si legge nella nota integrativa al bilancio firmata dall’ad Maurizio Migliarotti: «Detta svalutazione (degli impianti, ndr) si è resa necessaria in conseguenza della permanente estromissione degli impianti di raffinazione dell’attività produttiva (...) e alla improbabilità di trovare acquirenti per gli stessi date l’impossibilità di approvigionarsi di greggio per operare in loco e la non sostenibilità economica di un eventuale spostamento degli stessi». In altre parole: non solo è impensabile che qualcuno voglia tornare a raffinare in strada Cipata (attività in perdita e greggio ormai off-limits dopo gli accordi con Eni), ma Ies considera gli impianti anche invendibili a chi volesse utilizzarli altrove.

Smontare la raffineria - al netto dei dubbi sulla sua efficienza - costa troppo, cosicché anche venderla pezzo per pezzo è molto difficile. Il che rischia di ridimensionare anche le speranze dei lavoratori di trovare nuove opportunità dalla reindustrializzazione di strada Cipata: per ridarle vita produttiva con numeri più robusti di quelli previsti dal polo logistico, bisognerà trovare il modo di convivere con un gigante inamovibile. E pensare che solo qualche tempo fa il dibattito politico era animato da proposte di spostamento della raffineria qualche chilometro più in là.

 

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