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Sì al Jobs Act, il Pd si spacca. Carra contrario, la Fiom di Mantova fa pressing per il No

Il Jobs Act passa alla Camera con 316 Sì. Quaranta deputati del Pd non hanno partecipato alla votazione lasciando l'aula. Tra questi Marco Carra, firmatario del documento con cui la minoranza ha spiegato il perché del non voto sul Jobs Act. In precedenza una delegazione di quattro sindacalisti della Fiom di Mantova ha incontrato esponenti di Sel e della minoranza Pd, Cuperlo, Fassina e Civati, per sollecitare il voto contrario alla riforma del lavoro targata Renzi

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ROMA. Il Jobs Act passa alla Camera con 316 sì. I no sono 6, di cui 2 del Pd: Pippo Civati e il civatiano Luca Pastorino. Gli altri no arrivano dall'opposizione: 1 da Forza Italia, due dal gruppo Misto e 1 di Per l'Italia. Gli astenuti sono 5, tra cui i civatiani Gandolfi e Guerini. Ora il Jobs Act dovrà passare la prova del Senato

. Sono 40 i deputati del Pd che non partecipano al voto, di cui solo 6 sono assenti "giustificati", dicono dal gruppo Dem. Tra coloro che disertano la votazione il deputato mantovano Marco Carra.

Dei 40, 29 deputati firmano il documento preparato prima del voto dal titolo "Perchè non votiamo il Jobs Act". Ecco chi sono: Roberta Agostini, Tea Albini, Ileana Argentin, Rosy Bindi, Massimo Bray, Francesco Boccia, lo stesso Marco Carra, Angelo Capodicasa, Susanna Cenni, Eleonora Cimbro, Gianni Cuperlo, Alfredo D'Attorre, Gianni Farina, Stefano Fassina, Paolo Fontanelli, Filippo Fossati, Carlo Galli, Monica Gregori, Maria Iacono, Francesco Laforgia, Gianna Malisani, Margherita Miotto, Michela Marzano, Michele Mognato, Barbara Pollastrini, Maria Grazia Rocchi, Alessandra Terrosi, Giuseppe Zappulla, Davide Zoggia.

Per la minoranza Pd, scegliere di non votare il Jobs Act è un vero e proprio parto. Ma alla fine, dopo un lungo travaglio, si decide di dare un segnale di dissenso al premier. La notizia è che la decisione viene presa collettivamente, anche se prevede modalità diverse. Per intendersi: Pippo Civati e altri deputati della sua cerchia decidono di votare no alla legge delega sul lavoro; altri 30 deputati della minoranza Pd invece decidono di lasciare l’aula al momento del voto. Tra loro ci sono Stefano Fassina, Davide Zoggia, Alfredo D’Attorre, Gianni Cuperlo il quale si occupa anche di stilare il documento comune di tutti, firmato da 29 deputati e condiviso anche da Civati.

In precedenza una delegazione della Fiom del nord Italia era stata ricevuta da Sel nella sede del gruppo alla Camera, insieme ad alcuni esponenti della "minoranza" del Pd, Gianni Cuperlo, Pippo Civati e Stefano Fassina. Quattro i delegati della provincia di Mantova che hanno partecipato all'incontro a Roma: Riccardo Ghidini della Rsu Donaldson di Ostiglia, Lino Alison della Bondioli Pavesi, Cristian Bollini della Gdb di Poggio Rusco e Alessandro Annibaletti della Ufi Filter.

I lavoratori sono andati andati a Roma per “capire l’atteggiamento” che Sel e minoranza Pd avrebbero tenuto nella votazione in Aula. Quando è stato proclamato il Sì alla legge, alcuni lavoratori della Fiom hanno protestato dagli spazi riservati al pubblico

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