Corruzione, la cupola degli appalti dell'Expo patteggia

Sei dei sette imputati per gli appalti pilotati dell'Expo 2015, tra i quali nomi noti di Tangentopoli come Frigerio e Greganti, hanno patteggiato condanne varianti da 3 anni e 4 mesi a 2 anni e 6 mesi. Non tutti gli imputati dovranno risarcire

MANTOVA. Arrivano a Milano le prime condanne di politici, imprenditori e professionisti accusati di aver pilotato le gare per l'assegnazione dei lavori di Expo e in particolare di quelli che riguardano costruzione di strutture destinate a ospitare bar, ristoranti e negozi e che sono catalogate sotto il nome di Architetture di Servizio.

Sei dei sette imputati nell'inchiesta con al centro la « cupola degli appalti» hanno patteggiato pene dai 3 anni e 4 mesi ai 2 anni e mezzo di reclusione. A distanza di poco più di sei mesi dai loro arresti l'ex parlamentare della Dc Gianstefano Frigerio, l'ex funzionario del Pci Primo Greganti, l'ex senatore del Pdl Luigi Grillo e l'ex esponente ligure dell'Udc-Ncd Sergio Cattozzo si sono visti accogliere dal gup Ambrogio Moccia l'istanza di patteggiamento rispettivamente a 3 anni 4 mesi di carcere, 3 anni e 10 mila euro di risarcimento, 2 anni e 8 mesi e 50 mila euro di risarcimento e 3 anni e due mesi di reclusione.

Il giudice, ravvisando che gli «elementi probatori» raccolti dai pm Claudio Gittardi e Antonio D'Alessio «depongono consistentemente per la sussistenza» dei reati contestati, ha accolto anche le istanze di patteggiamento dell'imprenditore vicentino Enrico Maltauro (2 anni e 10 mesi) e dell'ex manager di Expo Angelo Paris (2 anni, 6 mesi e 20 giorni e 100 mila euro di risarcimento alla società Expo2015). Per tutti le accuse sono associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d'asta. Il settimo indagato, l'ex direttore generale di Ilspa Antonio Rognoni invece del rito alternativo, ha scelto di affrontare (da solo) il processo con rito immediato: per lui il dibattimento si aprirà davanti al Tribunale il 2 dicembre.

La vicenda riguarda quel «sistema» fatto di appalti truccati in cambio di mazzette versate o promesse, agganci con la politica rigorosamente bipartisan, e «protezioni» e avanzamenti di carriera assicurati in cambio di informazioni riservate. Un «sistema» collaudato da una cerchia ristrettadi persone, alcune delle quali già salite alla ribalta delle vicende giudiziarie italiane all'epoca di Tangentopoli, e che pochi giorni prima di finire in cella o agli arresti domiciliari, è stato accertato, avrebbero continuato a fare affari gestendo o cercando di gestire gli appalti di Expo, Sogin e Città della Salute.

Affari ritenuti illeciti e portati avanti avendo come base operativa la sede del Centro Culturale Tommaso Moro, non molto lontano dal palazzo della Regione Lombardia, e dei quali agli atti del procedimento esistono, oltre alle intercettazioni, fotografie e videoriprese degli incontri e dello scambio di denaro. E in più ci sono una serie di interrogatori con cui specialmente Maltauro, Paris e Cattozzo (al quale la Gdf aveva addirittura sequestrato appunti con la contabilità delle tangenti) hanno fornito un contribuito all'inchiesta chiarendo anche alcuni aspetti della ricostruzione della Procura.

Ora, dell'indagine sulla cosiddetta  cupola degli appaltì coordinata dai pm Gittardi e D'Alessio sono rimasti aperti due capitoli: il primo riguarda le gare nel mondo della sanità lombarda e il secondo i lavori per il progetto Vie d'acqua targato Expo, un sistema di canali che avrebbe dovuto collegare il sito espositivo con la Darsena, e per il quale è indagato, tra gli altri, l'ex responsabile unico del Padiglione italia Antonio Acerbo. Il troncone relativo a Sogin è stato invece trasferito per competenza territoriale a Roma.

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