Discarica di amianto nell'ex Ceramica

Avvistato per due volte nelle ultime settimane un camioncino che scarica di notte. I proprietari dell'area lanciano l'appello: "Chiunque lo vedesse si segni il numero di targa". In arrivo l'ordinanza di smaltimento

MANTOVA. Il cielo è steso tra i due camini gemelli che impennano l’orizzonte e accendono la curiosità. Sembra quasi una copertina dei Pink Floyd, è un vuoto urbano. Il guaio è ciò che riposa sotto i camini di mattoni rossi. Più macerie che archeologia industriale, un alveare diroccato che “offre” rifugio ai disperati e dove i balordi veri, quelli che un tetto ce l’hanno, vengono ad abbandonare i loro rifiuti. Tanta spazzatura e pure qualche elettrodomestico.

C’era una volta la Ceramica Mantovana, opificio della città che fu. C’era e non c’è più: oggi sopravvive un cratere recintato. Di questa sacca d’abbandono larga 20mila metri quadrati (solo di fabbricati) s’è detto e scritto molto. Del miraggio del tribunale (e del finanziamento ministeriale sfumato), della cittadella dei servizi rimasta sulla carta, dell’“hotel” per senzatetto, dei roghi dolosi, della discarica senza fondo, della rabbia dei residenti con vista sul cratere. Di “nuovo” c’è l’amianto scaricato nelle scorse settimane, in due puntate successive. Almeno due.

A segnalare l’episodio al comando di viale Fiume era stato un residente. Quindi la proprietà dell’area - la società Vecchia Ceramica - aveva presentato denuncia e il successivo sopralluogo di polizia locale e Asl aveva confermato che di amianto si trattava. Ora la pratica è sulla scrivania dell’ufficio ambiente, dal quale dovrebbe partire un’ordinanza di smaltimento (a carico del proprietario). Secondo il racconto del residente, il furgoncino incriminato si è aperto un varco nella recinzione di via Santa Marta. Niente targa, però, il testimone non ha fatto in tempo ad annotare i numeri.

Ora l’appello della proprietà è a tenere gli occhi ben aperti e a segnalare qualsiasi movimento, perché l’area è sì privata ma la salute è una questione pubblica. C’era una volta l’opificio di mattoni rossi e non c’è più, ma rispetto a tanti altri vuoti che cariano la geografia urbana, il cratere dell’ex Ceramica è pure curato. La proprietà collabora, recinta, spiana, pulisce. Vero, c’è un regolamento comunale a dettare la linea di condotta, ma la correttezza è moneta rara. E l’area in questione è comunque tanto larga. Hai voglia a recintare, un buco si trova sempre.

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