"Ecco come hanno ucciso Bottura"

La mente, l’esecutore e il gregario: così il branco ha ucciso il Fafo. Nell’ordinanza di custodia cautelare la ricostruzione dell’omicidio «messo a segno da Magnani». Armando ha distratto Bottura chiedendogli da accendere. Colpito, poi disteso sui sassi e massacrato

MANTOVA. «Fafo, hai da accendere?» La richiesta è di Armando, con la sigaretta in mano. Il Fafo fruga in tasca, e Alessio, da dietro, lo colpisce alla nuca. Massimo guarda, imperturbabile. Tramortito, lo sollevano di peso e lo stendono sui sassi, per finirlo. Un vero agguato per mettere a segno un’esecuzione premeditata. Le fasi dell’assassinio di Fausto Bottura, la sera del 3 dicembre a Magnacavallo, sono ricostruite un istante dopo l’altro nell’ordinanza di custodia cautelare per i tre ragazzi, che la Gazzetta ha letto.

L’ordinanza è chirurgica: Massimo Bottura, 19 anni, nipote della vittima, e i due amici, Alessio Magnani, 18 anni, di Poggio Rusco, e Armando Esposito, 19enne di Magnacavallo sono accusati di omicidio premeditato pluriaggravato e occultamento di cadavere. La procura indica due moventi: il primo trova origine nei dissidi nella famiglia Bottura per la divisione della casa di via Roma ereditata dal nonno, per la quale è in corso un procedimento civile. Motivo, questo, non avallato dal Gip Gilberto Casari.

Il secondo, confermato dal giudice, è il risentimento dei ragazzi per i continui dispetti e molestie del Fafo, che toglieva il cellophane messo dai ragazzi sulla porta della tana per proteggersi dagli spifferi, il fracasso della minicar e gli insulti per la stufa accesa. Massimo: la mente, colui che ha orchestrato l’omicidio. Alessio: l’esecutore, ha colpito Fausto con la sua mazza da baseball acquistata su Internet. Armando: l’utile gregario. È lui, secondo la procura, a dare il via all’azione.

La scelta della sera non è casuale: tempo da lupi e buio pesto, con la pioggia che inghiotte e scioglie i rumori. I tre sono pronti: quando il Fafo entra in giardino, Armando gli si avvicina e gli chiede da accendere, per distrarlo e consentire ad Alessio di colpirlo. Una sola botta. Fafo, debole e disabile, perde i sensi. I tre allora lo alzano e lo trascinano sul retro della rimessa. «Prono e agonizzante, con la testa schiacciata su un letto di sassi» viene colpito alla nuca con altri colpi violentissimi. Fino ad ucciderlo. Massimo, secondo la Procura, non partecipa all’aggressione fisica, ma resta un passo indietro a guardare il compimento del suo piano. Poi i sacchi legati, il trasporto nel baule della Punto e il viaggio fino a Bardelle.

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