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La memoria di Anna Frank e Primo Levi

Paolo Boldrini
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Questa settimana è dedicata alla memoria e il 27 gennaio - giorno del 1945 in cui l’Armata rossa liberò il lager di Auschwitz - è diventato a ragione un simbolo. In ogni città organizzano mostre ed eventi per ricordare le vittime della follìa nazista. Finite le celebrazioni, continueremo a tenere alta la guardia? Sono tante le pagine di storia finite nel dimenticatoio, per superficialità o per non intralciare i rapporti commerciali fra gli stati. Non so, ad esempio, se in qualche scuola italiana è stata dedicata anche una sola ora alla tragedia dei desaparecidos argentini e alla battaglia per la verità delle madri di Plaza de Mayo.

Istruttiva a tal scopo la lettura del libro “Il volo”, scritto dal giornalista Horacio Verbitsky, balzato agli onori della cronaca per aver criticato Papa Bergoglio. Tra il 1976 e il 1983 - quindi non un secolo fa - il regime militare argentino pianificò l’eliminazione dei dissidenti (intellettuali, sindacalisti, politici) con un sistema agghiacciante. Nella Scuola di meccanica della Marina militare a Buenos Aires (Esma) gli oppositori, dopo essere stati strappati alle loro famiglie, venivano rinchiusi e torturati. Per due anni, ogni mercoledì, partivano dalla base aerei da trasporto per viaggi senza ritorno. Nessuna della vittime ha mai immaginato, nemmeno per un attimo, che fine avrebbe fatto. “Vi trasferiamo in un carcere del sud e dobbiamo vaccinarvi”, era la scusa più frequente.

In realtà, dopo il decollo, i dissidenti venivano imbottiti di droga. La maggior parte di loro perdeva i sensi, qualcuno restava sveglio. Arrivati in mezzo all’oceano, venivano buttati in acqua ancora vivi. I forni crematori bruciavano i cadaveri ad Auschwitz, i pesci mangiavano i resti dei desaparecidos argentini. Il capitano di vascello della Marina militare, Alfonso Francisco Scilingo, protagonista del libro “Il volo”, è stato processato e condannato a 640 anni di carcere. “Si renderà conto - confessò durante il primo incontro con il giornalista Horacio Verbitsky - che abbiamo fatto cose peggiori dei nazisti”. Il bilancio finale: trentamila persone scomparse e molti colpevoli ancora in libertà. Ecco perché è importante rileggere oggi “Se questo è un uomo” di Primo Levi e “Il diario” di Anna Frank. Nunca mas, mai più.

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