Le opposizioni chiedono le dimissioni del sindaco indagato per corruzione. Forza Italia gli esprime solidarietà

Blitz dei carabinieri a Mantova e in Emilia: arresti eccellenti di imprenditori di origine cutrese.  Dodici persone coinvolte nella nostra provincia, tra cui il sindaco di Mantova (indagato per corruzione). Fra gli arrestati, il padre del calciatore Iaquinta (che tentò da settembre di acquistare il Mantova), il giornalista Marco Gibertini (ex Mantova Tv). Sfogo della Brioni verso il Pd: "Una parte del partito non ha voluto vedere". Il gruppo di Forza Italia ha espresso solidarierà a Sodano che è poi scoppiato in lacrime. LA CRONACA LIVE via twitter con l'hashtag #Aemilia

MANTOVA. Due arresti ed altrettanto fermi, perquisizioni, sequestri e otto persone sottoposte ad indagine.Fra questi anche il sindaco di Mantova, Nicola Sodano, iscritto nel registro degli indagati per consentire l’acquisizione degli atti nel municipio di via Roma nell’ambito di una complessa inchiesta sui legami fra la ’ndrangheta ed imprese locali.

Dopo la bufera che lo ha investito ieri con l’avviso di garanzia per corruzione nell’ambito di un’inchiesta sulle infiltrazioni dell’Ndrangheta nelle istituzioni e nell’economia mantovane, il sindaco Nicola Sodano si è preso oggi una mezza giornata di pausa. Non è andato in municipio dove, invece, sarà oggi pomeriggio alle 16 per presiedere, nell’aula consiliare, la conferenza dei sindaci Asl che dovrà discutere del piano sanitario 2015.

Ieri sera, in una riunione spontanea, il gruppo consiliare di Forza Italia, allargato agli assessori (era presente anche Dall’Oglio di Sostenere Mantova), ha espresso solidarietà a Sodano. Il quale ha ripetuto, fino a commuoversi, di essere del tutto estraneo ai fatti che gli vengono contestati dalla Direzione investigativa antimafia di Brescia.

Intanto, il presidente del consiglio comunale Giuliano Longfils si dice «meravigliato» per «lo strano silenzio dell’establishment del Pd cittadino, a cominciare dal candidato sindaco Mattia Palazzi (il commento di Palazzi su Fb) al segretario Murari, sulla vicenda che sta coinvolgendo Sodano. Forse perché nel novembre 2012 sia Murari che il capogruppo Buvoli non votarono, in sede di Pgt, l’emendamento che escludeva la pubblica utilità per la cittadella dei servizi?».

Il sindaco commenta l'avviso di garanzia, poi si commuove

Un’indagine partita da episodi di estorsione aggravata dal metodo e dalla finalità mafiosa e giunta a delineare il profilo di una cosca, scrivono gli inquirenti, «infiltrata nel tessuto economico di Mantova e Cremona e negli apparati istituzionali del comune di Mantova».

Fulcro delle indagini, l’operazione Lagocastello con la quale il costruttore edile Antonio Muto intendeva costruire un quartiere al tempo della giunta Burchiellaro, un progetto forse ripreso ad inizio mandato proprio da Sodano. Nell’ambito di questa inchiesta sono stati fermati lo stesso costruttore edile Antonio Muto, di Levata e Giuseppe Loprete, residente a Borgo Virgilio mentre il sindaco Sodano è indagato per corruzione.

ALL'ALBA LA NOTIZIA SHOCK. La “bomba” è esplosa stamani  in contemporanea con la maxi inchiesta con la quale la Dda di Bologna ha gettato luce sul lato emiliano dell’infiltrazione ’ndranghetista e che tocca in parte la nostra provincia con due arresti e 7 indagati. L’operazione Aemilia” ha portato complessivamente all’emissione di 117 ordini di custodia cautelare, dei quali 54 per associazione di stampo mafioso.

Sotto la lente, per anni, decine di imprese riconducibili all’associazione mafiosa di ’ndrangheta operante fra Emilia, Mantovano e Cremonese come propaggine della ndrina diretta da Nicolino Grande Aracri, cutrese, ma che da questa aveva guadagnato autonomia e autorevolezza attraverso una progeressiva emancipazione. Una nuova cosca che nella ricostruzione dopo il terremoto ha visto l’opportunità di fare affari. Appalti di movimento terra, rimozione macerie, edilizia sulla quale la presenza “imprenditoriale”

dell’associazione malavitosa ha posto le mani. Aiutata, secondo gli inquirenti, da una rete di professionisti, imprenditori al di sopra di ogni sospetto, politici che hanno favorito la piovra ’ndranghetista nel fare affari in terra padana.

'Ndrangheta, arresti eccellenti a Reggio Emilia. In manette anche Giuseppe Pagliani

ARRESTI E INDAGATI. In questa inchiesta un arresto colpisce Pasquale Riillo, domiciliato a Viadana, che per gli inquirenti aveva il compito di reinvestire i proventi della cosca. Secondo un pentito, i fratelli Riillo, Pasquale e Francesco, sono schierati con il clan degli Arena ("loro sono schierati con gli Arena...") ed offrono appoggio nella zona di Viadana ("non so se sono affiliati, però sono con gli Arena, gli Arena, quando vengono... vengono là, si appoggiano da loro". Il secondo arrestato è Antonio Rocca, residente a Borgo Virgilio, che per gli inquirenti era referente per l’area mantovana della cosca. Indagati  Salvatore Colacino, suzzarese residente a Cremona, Luca Rossi, di Curtatone, coinvolto in un caso di ricettazione; Stefano Laera,Antonio Nicastro e Gaetano Cavallo, tutti residenti a Viadana e coinvolti in spaccio di droga nonché Luigi Serio, geometra dipendente della Giglio srl come Andrea Bonazzi di Goito. Contemporaneamente altri 37 provvedimenti di fermo sono stati adottati dalla Dda di Catanzaro sempre nel’ambito dell’inchiesta sulle cosche ’ndranghetiste nell’Alta Italia, ma senza collegamento con l’inchiesta bolognese.

I BENI SEQUESTRATI DALLA GUARDIA DI FINANZA. La Guardia di Finanza di Cremona ha eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere e sequestrato beni per decine di milioni di euro agli esponenti di una organizzazione mafiosa calabrese operante da anni tra le Province di Parma, Reggio Emilia e Modena. Le indagini, nate da un episodio di usura nel capoluogo lombardo, si sono incrociate con le indagini che l’Arma emiliana stava conducendo su un’organizzazione ‘ndranghetista presente nel territorio emiliano.

Destinatari delle ordinanze di custodia cautelare eseguite dal Nucleo PT Cremona sono tre imprenditori indagati per associazione mafiosa e un professionista con studio a Crotone e Reggio Emilia. Le indagini patrimoniali hanno portato al sequestro di 78 appartamenti e di 106 unità immobiliari (garage e box doppi), di 5 capannoni industriali e di 15 terreni per un valore storico dichiarato, estremamente prudenziale, di oltre 20 milioni di euro. Sono state sequestrate anche 27 società di capitali, edili o della logistica, compresi i crediti, i beni strumentali e le altre attività il cui valore non è possibile al momento quantificare. I beni e le società sono stati sequestrati, oltre che in Emilia Romagna e Calabria, anche nelle Province di Mantova e Verona.

LE OPPOSIZIONI: "ORA SI DIMETTA". Le opposizioni, Pd in testa, ora chiedono al sindaco Sodano di dimettersi senza esitazioni. Forum e Insieme per Brioni chiedono la convocazione di un consiglio comunale urgente. Anche dalla Lega Nord arrivano parole dure, col commissario nazionale della Lega Lombarda, Borghesi, che dichiara :"Noi volevamo da tempo candidare un altro sindaco". I lumbard devono però chiarire al proprio interno la vicenda del salvataggio in extremis di Nicola Sodano dalla mozione di sfiducia con il patto Salvini-Gelmini.Il commissario comunale Ferrari è già corso ai ripari spiegando che quello "non era un salavataggio di Sodano ma un gesto di responsabilità politica per evitare il commissariamento del Comune". La Lega discuterà venerdì sera in assemblea della situazione in via Roma, ma già l'area "dissidente" ha organizzato un gazebo antimafia in piazza Mantegna per giovedì pomeriggio.

LO SFOGO DELLA BRIONI. «Una parte del Pd non ha voluto vedere». Tanta passione e un pizzico di rivalsa. «Niente sarà più come prima» scandisce l’ex sindaco Fiorenza Brioni. Contro la lottizzazione Lagocastello ingaggiò una battaglia aspra, vinta nonostante un’opposizione ostinata, anche all’interno del Pd. Partito che, secondo la Brioni, non si è assunto la responsabilità politica di fronte a un fenomeno ormai noto e denunciato. Quello delle infiltrazioni mafiose nella Padania Felix. «Il mio primo pensiero alla notizia di Sodano indagato? Che la politica abituata a trattare gli affari ha considerato la mia esperienza un accidente della Storia – risponde l’ex sindaco – Ho pensato che con Sodano si è restaurata la vecchia relazione tra politica, affari e voto di scambio. Vorrei tanto sapere chi ha finanziato Antonio Muto per la campagna elettorale del 2010».

Il secondo pensiero è andato «ai consigli comunali sull’osservatorio antimafia mai istituito, durante i quali Sodano si è sempre affannato a dimostrare che la mafia è altrove». E in fondo ecco la botta di amarezza: «Spiace sempre quando arriva la magistratura, è la politica che deve capire e assumersi un impegno straordinario per evitare che la città sia una facile preda della mafia». Quanto a Sodano, l’ex sindaco non ha dubbi: «Deve dimettersi, con un avviso di garanzia non si scherza».

 

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