L'affare dei rifiuti: amianto sotto l'asfalto

Cumuli di veleni interrati nel cantiere della tangenziale evitando i controlli. Gli imprenditori modenesi Bianchini intercettati: premi per gli operai che riuscivano ad aggirare l’Asl

MANTOVA. Concedevano un “premio” ai lavoratori che si erano occupati dell’amianto e non sapevano di essere intercettati quando facevano la spola dall’azienda di San Felice, nel Modenese, a Sermide, dove si stava costruendo la nuova tangenziale. Ma per gli inquirenti, che li stavano ascoltando, «dal tenore della conversazione si evince chiaramente che durante i lavori di scavo e stabilizzazione del nuovo sito stradale sia stato interrato materiale non utilizzabile nel cantiere, contenente amianto o comunque difforme da quanto previsto nel capitolato».
Fra le accuse che mercoledì hanno portato all’arresto di Augusto Bianchini e della moglie Bruna Braga, entrambi posti ai domiciliari, nonché del figlio Alessandro c’è anche quella di avere, in concorso con il geometra Francesco Passiatore, anche lui indagato, «utilizzato per lo scavo e la stabilizzazione del nuovo sito stradale della tangenziale di Sermide materiale contaminato da amianto, poi dallo stesso occultato mediante rullaggio e copertura con cementato, così da precludere un futuro controllo da parte degli organismi preposti».

Inchiesta Aemila, le intercettazioni degli uomini delle cosche

La nuova tangenziale, variante alla provinciale Ferrarese, collega il nuovo polo industriale e le Officine Ferrovie di Sermide grazie alla costruzione di tre rotatorie ed il rifacimento di due tratti stradali con relative opere accessorie. L’importo totale del progetto era di oltre un milione e 800mila euro e fu aggiudicato alla Bianchini costruzioni srl di San Felice sul Panaro per un milione 315mila euro. La ditta, dopo una esclusione dalla white list, ha iniziato a navigare in cattive acque.
I lavori si conclusero a fine 2012, ma, nonostante il collaudo già effettuato, l’arteria resta a tutt’oggi chiusa in attesa della rendicontazione finale e del passaggio al Comune che avverrà entro fine febbraio.
Il 22 ottobre del 2012 l’allora responsabile dell’ufficio tecnico comunale Riccardo Lomellini, telefona ad Augusto Bianchini lamentandosi della lentezza dei lavori e della presenza di un solo uomo sul cantiere. Bianchini si preoccupa e chiama il geometra Francesco Passiatore che lo rassicura, spiegando che gli operai «stanno facendo quel lavoro che lui sa» mentre un altro si occupa «di verificare che non ci sia qualcosa di strano in giro». Nelle successive telefonate del 9 ed 11 novembre, la preoccupazione cresce perché si è sparsa la voce di controlli al cantiere e del riscontro della presenza di amianto. Bianchini esegue un personale sopralluogo, nel quale ipotizza prima che un’altra ditta abbia scaricato materiale e poi che si sia rotto un vecchio tubo dell’acqua. Il sopralluogo viene fatto il 14 novembre e le analisi dell’Asl vengono eseguite due giorni dopo, il 16. Bianchini si tranquillizza perché dopo alcuni giorni le analisi sui campioni sono risultate tutte negative
Non la pensano così gli inquirenti che ritengono che la ditta abbia tratto «vantaggio consistente nell’indebito guadagno ottenuto mediante la miscelazione sistematica e ingente di rifiuti contenenti amianto e mediante il loro riutilizzo quale materiale per la pavimentazione».
«Erano sorte alcune preoccupazione in merito alla gestione del cantiere – conferma il sindaco sermidese Paolo Calzolari –. Per questo nell’autunno del 2012 avevamo chiesto all’Asl di eseguire dei sopralluoghi. In Emilia erano sorti problemi relativi a possibili smaltimenti non autorizzati di rifiuti e noi per scrupolo abbiamo invitato l’Asl ad eseguire una verifica che è stata condotta su tutto il tratto costruito. le analisi non hanno riscontrato nulla di anomalo. Per noi era tutto a posto».

La guida allo shopping del Gruppo Gedi