Vademecum per fare affari con la Cina

CASTEL GOFFREDO. Cosa si rischia a stipulare contratti di affari in Cina? Una sbronza. Questo è certo. Ma anche assaggiare piatti della tradizione, tra cui serpente e cervello di scimmia. Sono gli...

CASTEL GOFFREDO. Cosa si rischia a stipulare contratti di affari in Cina? Una sbronza. Questo è certo. Ma anche assaggiare piatti della tradizione, tra cui serpente e cervello di scimmia. Sono gli avvisi dati giovedì sera al Centro servizi calza di Castel Goffredo a chi vuole intavolare affari nella Repubblica cinese. Un incontro dal titolo “Gambei: l'importanza del brindisi e le dieci regole per fare business in Cina”, tenuto da Erika Salodini, insegnante di lingua cinese, traduttrice e interprete. Una specie di dieci comandamenti da seguire per evitare figuracce e sprecare soldi in una trattativa. Primo punto: in Cina tutto è possibile. Il secondo? Non c'è nulla di facile. Nel terzo punto è la pazienza la chiave del successo. «In Cina non c'è posto per la rabbia e l'insofferenza perché non porta a nulla» spiega Salodini. Il quarto monito è tra i più importanti, poiché «la parola “sì” non indica consenso – spiega l'interprete – perché nella cultura cinese non esiste la parola sì». Altrettanto significativo è il quinto punto, ossia non avere pregiudizi nei confronti dei cinesi. «Frasi come i cinesi copiano tutto - spiega Erika Saladini - possono portare al naufragio della trattativa». Il seguente avviso della traduttrice: «Attenzione, nelle Repubblica cinese i regolamenti sono tutti provvisori, ciò significa che le regole possono avere effetto retroattivo». Poi la spiegazione che quando un cinese dice “No problem”, è invece l'inizio dei problemi. Ma se a noi può sembrare strano è solo quando si arriva alla firma del contratto, che inizia la reale contrattazione tra le parti. «Da questo momento iniziano gli inviti a cena, in una sorta di gara di cordialità e di sopportazione alcolica – dice l'interprete – per i cinesi è normale invitare le persone al ristorante per degustare i cibi per noi più bizzarri, tra un via vai continuo di brindisi». Ecco spiegato il perché del titolo dell'incontro. Ci sono anche alcuni aneddoti riguardo a queste cene. «Al termine dei vari brindisi, rigorosamente a grappe o a birra – spiega l'insegnante - è molto frequente trovare gente barcollante per le strade in cerca dei taxi». Al termine dell'incontro è stato presentato il corso di lingua cinese per gli affari che partirà il 5 marzo al Csc. Sarà tenuto da Erika Salodini per 20 ore serali, dalle 18 alle 19.30 fino a giugno. Le iscrizioni terminano il 23 febbraio. (al.po)

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