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La comunità ucraina mantovana riunita per pregare contro la guerra

La comunità ucraina di Mantova si è riunita per pregare contro la guerra che da mesi affligge il loro Paese. I 1.500 ospiti della nostra città sentono il peso degli eventi in Patria dove vivono parenti, amici e soprattutto figli. Le badanti hanno assistito anche alla messa di rito greco-ortodosso nella chiesa del Gradaro

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MANTOVA. Domenica di pioggia, inquietudine e preghiera per la comunità ucraina di Mantova. Come tutte le settimane, mogli, madri e nonne che lavorano nella nostra città si sono incontrate davanti all’ex Palazzetto dello Sport per mandare a casa i loro risparmi. Poi hanno assistito alla messa e pranzato insieme.

"Sono donne forti che, grazie a questi pulmini, riescono a spedire qualche guadagno e in cambio ricevono giornali con notizie sulla patria", ha dichiarato Vittorino Marinoni, segretario dell’Associazione Nazionale oltre le Frontiere (Anolf), da sempre impegnato nel sostegno degli immigrati. Sono circa 1.500 famiglie mantovane che fanno curare i loro cari da badanti di origine ucraina.

Ucraini a messa con il pensiero alla guerra

Una domenica mattina trascorsa a riflettere sulla tragedia vissuta dal proprio Paese. "Ho più di 60 anni, vivo da 3 anni a Mantova e tutte le domeniche aspetto i pulmini per comprare il giornale e mandare qualcosa ai tre figli e quattro nipoti che devo aiutare" ha confessato Tamara Olifeksenko, attualmente disoccupata e molto preoccupata per la situazione che l’Ucraina sta affrontando: " Voglio solo la pace per il mio Paese perché la guerra mette fratello contro fratello e le vittime sono gli innocenti".

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Insieme a lei anche Maria, che già da 14 anni sostiene da lontano la famiglia: "Dopo tanto tempo ho perso il lavoro e voglio solo che il conflitto finisca per poter tornare a casa". Non dello stesso parere, Lesya Holinata, arrivata in Italia 12 anni fa e attualmente volontaria dell’Aolf, sostiene la lotta per la libertà e per l’integrazione dell’Ucraina nella Nato e nell’Unione Europea: "Di fronte all’invasore che vuole rubarci la terra ricca di risorse, il nostro governo dovrebbe difenderci, possibilmente senza l’utilizzo delle armi".

Anche se qui si sentono al sicuro, i combattimenti dell’Ucraina “orientale” dell’ultimo periodo suscitano ansia e timore per le famiglie che hanno lasciato a casa, e soprattutto per i figli, nipoti o mariti chiamati alla guerra: "Vogliamo solo un accordo definitivo che ci restituisca la pace, l’unità del nostro popolo e rapporti d’amicizia con il resto dell’Europa", ha confessato Tetyana Kyrylynk, badante da circa 13 anni e sposata con Valter Biasetti: "E’ un popolo molto più simile a noi di quello che pensiamo, che si merita la nostra simpatia e anche il nostro aiuto".

La testimonianza più inattesa è stata quella della piccola Cristina, figlia di Yuba Volyanska e allieva della seconda elementare:"Sono così arrabbiata con i banditi che fanno tanto male alla nostra povera Ucraina". Anche se è nata in Italia e ha solo otto anni, la bambina vive intensamente il legame con il paese d’origine e risente i danni delle operazioni di guerra: "Ogni giorno mi chiede se i nonni che vivono là sono ancora in vita e riporta scene di combattimento nei disegni di scuola" ha dichiarato la madre.

Particolarmente preoccupata dall’evolversi del conflitto, la famiglia di Cristina fa uso di tutti gli strumenti disponibili per tenersi aggiornata e alleviare la nostalgia per il proprio Paese: "Ogni mese mandiamo qualcosa ai nostri parenti ma soprattutto alle associazioni di volontariato dell’Ucraina per dare una mano ai fratelli che vivono nelle zone di guerra ".(Lumy Stan)

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