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La scuola diventa hi-tech. Al Fermi approda il metodo del Mit

Aule tecnologiche, cattedre interattive, studenti col tablet al posto del quaderno: la rivoluzione del metodo didattico inizia all'istituto di strada Spolverina. Il via con una lezione ai docenti del padre del nuovo sistema arrivato direttamente da Boston

Nicola Artoni
1 minuto di lettura

MANTOVA. Dimenticate le tradizionali lezioni, con il professore seduto alla cattedra e gli alunni chinati sui banchi a prendere appunti. La scuola sta entrando in una nuova dimensione e ieri all'Istituto superiore Fermi il professor Peter Dourmashkin, del Dipartimento di Fisica del Mit (Massachusets Institute of Technolgy) di Boston, ha illustrato a una ventina di insegnanti, facenti parte del progetto “Avanguardie Educative” (di cui il Fermi è capofila), segreti e trucchi del metodo di insegnamento TEAL.

L'acronimo sta per “Technology Enabled Active Learning”, una metodologia di apprendimento basata sull'utilizzo delle nuove tecnologie, viste come strumenti fondamentali per la crescita e la formazione dei ragazzi. Addio a lavagne e gessetti e benvenuti a proiettori, tablet e cattedre interattive. «Il progetto è nato nel 2003 al Mit -spiega Gisella Langè, ispettrice del Ministero in visita al Fermi- sviluppato da Dourmashkin con due colleghi, e permette di affiancare le più moderne tecnologie didattiche a metodologie all'avanguardia. Molto presto verranno attivate anche lezioni totalmente in lingua inglese. In Lombardia sono 50 le scuole che aderiscono al progetto e il Fermi sta dando un ottimo impulso alla cosa, essendosi dotato già di due aule TEAL».

La scuola hi-tech, al Fermi approda il metodo del Mit

Si tratta di aule che prevedono una postazione centrale per il docente e gli studenti disposti su tavoli rotondi posizionati attorno a lui. I tavoli sono dotati di apparati tecnologici, come tablet o pc fissi, muniti di accesso a internet, mentre sulle pareti sono posizionati diversi videoproiettori con immagini e slide. «Siamo qui -ha detto la preside Cristina Bonaglia- per imparare queste nuove tecniche didattiche. L'importante è che venga compresa la metodologia, poi l'applicazione varierà da insegnante a insegnante».

Nel pomeriggio poi, in aula plenaria, 130 docenti si sono riuniti per ascoltare da Dourmashkin la storia del metodo TEAL, come viene applicato in America e gli sviluppi che potrà avere. I docenti sono stati poi divisi in due gruppi di lavoro (uno per le materie scientifiche, l'altro per quelle umanistiche) e si sono messi nei panni degli studenti, con un problema di risolvere che ha fatto da test per quanto appreso fin lì. «Non si può insegnare ai ragazzi -ha detto la Bonaglia- ciò che non è prima stato testato e imparato dagli insegnanti».

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