La Brambilla: «Nutrie vittime di pregiudizi»

L'ex ministro con in braccio una nutria

L’ex ministro: tanti altri metodi per la prevenzione e il contenimento. «Chi le vuole cacciare a ogni costo fuori stagione fa sorgere più d’un sospetto»

MANTOVA «Una nutria non suscita certo la stessa tenerezza di un gattino, il suo mantello non è così soffice e quella coda senza pelo non è bellissima... E allora? Deve essere vittima del pregiudizio e della diffidenza»? Maria Vittoria Brambilla, ex ministro da sempre animalista convinta, facendosi fotografare con una nutria in braccio la scorsa settimana ha dato la stura a una forte polemica che ha coinvolto migliaia di persone, associazioni agricole, amministratori locali che, pur dichiarandosi difensori della natura, hanno posto l’attenzione sui danni che il roditore provoca soprattutto alle campagne e alle difese arginali. Un tema che oggi in Regione vedrà la convocazione di un primo tavolo tecnico.

E la Brambilla, dopo il primo “lancio”, ora torna sul tema spiegando la sua provocazione e aggiungendo altre considerazioni a completamento. «Da quando il governo ha declassato la nutria da specie selvatica a nociva, è diventata il nemico pubblico numero uno di molti sindaci italiani e il bersaglio preferito di tante doppiette fuori stagione. Il che, lo confesso, me l’ha resa ancor più simpatica». «Eppure le nutrie non sono venute a farci visita – prosegue la parlamentare di Forza Italia – . L'uomo, a volte tanto imbecille quanto avido, le ha portate, all’inizio degli anni Venti, per sfruttarle e ricavarne pellicce: il cosiddetto castorino.

Passato di moda il castorino, le nutrie non servivano più e sono state liberate nelle nostre campagne». Ormai i castorini hanno colonizzato in Italia gran parte della pianura padana e dell’area tirrenica. Che cosa fare? «I mezzi incruenti di prevenzione e contenimento non mancano – spiega la Brambilla –. Si va dalle sterilizzazioni, alle reti anti-tane sugli argini, alle recinzioni elettrificate. L’entusiastico ricorso a mezzi cruenti, tutti di comprovata inefficacia e alcuni già bocciati dai Tar, desta più di qualche sospetto: l'uomo dissesta il territorio e poi ne dà colpa alle nutrie che lui stesso ha importato. Non ci sto». Da qui la scelta di fare qualcosa di concreto in favore dell’animale: «Così ho scelto di farmi fotografare con la nutria Maraya in braccio – conferma il parlamentare – per difenderne i diritti, sebbene fossi consapevole che i commenti critici o peggio stupidi si sarebbero sprecati. Una battaglia scomoda, impopolare? Forse si, ma qualcuno deve pur farla». Francesco Romani ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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