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Sesso con l’allieva di 14 anni, insegnante arrestato

Lei 14 anni, lui 46: un anno di tresca. In carcere dopo l’ultimo incontro, le prove raccolte con una telecamera nascosta

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MANTOVA. Le dava lezioni private a domicilio da oltre un anno. Così, appuntamento dopo appuntamento, tra i due è nata una simpatia. E lui ne ha approfittato. La ragazzina – 14 anni, ingenua e desiderosa di piacere all’insegnante – non ci ha messo molto a cadere in trappola. L’uomo, 46 anni, – di lui non diremo di più per evitare che venga identificata la vittima – ne ha fatto la sua amante.

Senza curarsi della circostanza che quella ragazzina, che avrebbe potuto essere sua figlia, fosse minorenne. E colmando il baratro generazionale – che fa di lui un “orco” – con la finzione di una storia d’amore impossibile. I messaggini piccanti, i piccoli segreti condivisi, l’ansia del prossimo appuntamento e via di seguito. La tresca è durata a lungo, più di un anno, sostengono gli inquirenti, in base alle tracce lasciate dai contatti telefonici.

Alla fine il castello di illusioni e falsità che aveva legato l’insegnante pedofilo alla giovanissima allieva, è crollato. Sarebbero stati i genitori della ragazzina a nutrire i primi sospetti, poi confermati dai messaggini sul telefonino. A quel punto c’è stato l’intervento di squadra mobile e Procura che hanno piazzato un impianto audio e video nella stanza degli appuntamenti. Poi l’ultimo atto: gli agenti di polizia si sono appostati e hanno atteso che l’uomo cominciasse ad approfittare ancora una volta della fragilità della sua allieva. In quel momento sono intervenuti e l’hanno bloccato.

Contro l’insegnante privato, che è sposato e non ha figli, non sarebbe stata sollevata l’accusa di violenza sessuale su minore. Ma quella di atti sessuali con minorenne, prevista dall’articolo 609 quater del codice penale, relativa alla persona a cui il minorenne è affidato «per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia...». In base a questo l’insegnante, nel caso vengano confermare le accuse – la squadra mobile avrebbe raccolto più di una prova, non ultimo il fatto che l’arresto è avvenuto in flagranza – rischia dai cinque ai dieci anni di reclusione. Senza considerare che dovrà anche risarcire la vittima.

Gli agenti di polizia sarebbero anche impegnati a vagliare i contenuti del telefonino e del computer dell’insegnante per stabilire se le modalità adottate con l’allieva facessero parte di un repertorio già utilizzato con altre giovani vittime. Al di là dei risvolti polizieschi e giudiziari della vicenda, esiste ora un problema di riabilitazione della vittima. La ragazzina, che frequenta un istituto superiore in città, sarà probabilmente affidata a uno psicologo per un periodo di terapia.

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