Mantova, in 1.400 al Ducale per l'apertura della Camera degli Sposi

Turisti in visita alla Camera degli Sposi: sì alle foto, ma niente flash

Turisti da tutta Italia in visita al capolavoro di Andrea Mantegna riaperto a quasi tre anni di distanza dalla chiusura dovuta al terremoto. All'appuntamento mancavano però proprio i mantovani. Restrizioni per i visitatori: non più di 1.500 al giorno e niente foto con il flash

MANTOVA. A mezzogiorno di venerdì 3 aprile erano già stati staccati 540 biglietti, lievitati a 1.376 all’ora di chiusura. La riapertura della Camera degli Sposi, nel percorso del Castello di San Giorgio, ha trainato Palazzo Ducale facendo registrare un afflusso record di visitatori, in prevalenza italiani (ma non sono mancati gli stranieri), arrivati a Mantova per il lungo weekend di Pasqua.

Mantova, riaperta la Camera degli Sposi: 1400 turisti il primo giorno

In molti confessano di essere “inciampati” nella riapertura della Camera Picta, non sapevano degli affreschi del Mantegna restituiti definitivamente allo stupore del pubblico tre anni dopo il terremoto. E la fila alla biglietteria del Ducale testimonia come l’inciampo sia felice. «Siamo venuti a Mantova perché è una città ricca d’arte – risponde Arianna di Como, all’uscita della Camera degli Sposi insieme al fidanzato Davide – Abbiamo saputo per caso della riapertura. Ero già stata qui da bambina e il Mantegna l’ho studiato al liceo. Mi piace moltissimo il soffitto, dà l’idea di una finestra che si affaccia sul cielo». La meraviglia ricorre in tutti i commenti dei visitatori. Incantati dalla magia della Camera degli Sposi e dall’atmosfera del Palazzo Ducale, così denso di storia e bellezza.

Tante le famiglie in visita, provenienti da tutta Italia, e nessun mantovano tra gli intervistati: probabilmente i “locali” si abbandoneranno alla magia del Mantegna con calma, senza la calca pasquale. «Siamo arrivati giovedì pomeriggio per trascorrere a Mantova il fine settimana pasquale – racconta Beatrice di Firenze con marito e figli al seguito – Sapevamo che oggi (ieri per chi legge, ndr) ci sarebbe stata questa inaugurazione e così ci siamo mossi per tempo. È davvero molto bella questa Camera, ma altrettanto lo è Palazzo Te dove siamo già stati. Mantova è una città molto carina, tutta da scoprire».


La magia è contingentata: è possibile sostare nella Camera degli Sposi soltanto per 5 minuti, e senza scattare fotografie con il flash. Un tempo sufficiente a guardare da vicino i particolari degli affreschi, catturandoli con smarphone e tablet per portarsi a casa un pezzetto d’arte e di storia. «Siamo venute per la mostra di Mirò – confessano Cristina e la figlia Camilla di Trieste – Poi abbiamo scoperto che la Camera degli Sposi tornava accessibile e ne abbiamo approfittato. Non eravamo mai state a Mantova e la troviamo davvero bella». Anche Elpidio e Paola con la figlia Giorgia, da Pescara, si complimentano per il recupero degli affreschi del Mantegna. Dalla provincia di Ancona arriva Cinzia, per la prima volta a Mantova insieme ad alcune amiche. «Gli affreschi sono davvero unici – s’appassiona – È suggestivo pensare che in queste stanze vivevano i signori di Mantova e qui accoglievano gli ospiti durante le cerimonie di rappresentanza. È una sensazione incredibile, oltre all’opera d’arte in se stessa. Fa capire come nei secoli passati fossero educati al Bello e come oggi tutto questo sia una ricchezza collettiva».

Sergio ed Elisa da Torino hanno deciso all’ultimo momento la meta, puntando il muso dell’auto verso Mantova. «Visto da fuori questo Palazzo non riesce a trasmettere quanto sia grande al suo interno – commentano - Non eravamo mai stati nella vostra città, ma ci sembra molto bella e sicuramente ci torneremo». Intanto la folla prosegue la visita, ammirando anche le opere concesse in comodato dall’imprenditore Romano Freddi. Una collezione che suggerisce e rievoca la cultura della dinastia Gonzaga. Oggi come ieri.

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