Avvocato mantovano era nel palazzo di giustizia di Milano

I soccorsi a un ferito

Davide Steccanella, originario di Quingentole: "Trattenuto al primo piano da una telefonata". E la collega Alessandra Melli: "Avrei dovuto essere in quelle aule, solo un caso mi ha portato a Bologna"

MILANO. Era due piani sotto e stava salendo le scale a piedi. Una telefonata provvidenziale del commercialista lo ha bloccato nell'atrio appena in tempo. Davide Steccanella, 52 anni, avvocato penalista, originario di Quingentole, questa mattina era nel palazzo di giustizia di Milano dove un uomo imputato per bancarotta fraudolenta, Claudio Giardiello, durante un processo ha estratto una pistola e ha sparato uccidendo un giudice, il suo ex avvocato e un altro imputato e ferendo gravemente altre due persone.

Davide Steccanella

L'avvocato Steccanella vive e lavora a Milano, ma il suo legame con Quingentole è ancora molto forte: lì, in via Roma, ha la casa dei nonni e quasi tutti i periodi di vacanza, compresa l'ultima Pasqua, li trascorre nel paese d'origine. Davide ogni giorno è in tribunale. "Questa mattina ero a un processo al primo piano - ci racconta al telefono - ma sono uscito un attimo per rispondere al telefono ad un mio amico commercialista. Stavo salendo le scale a piedi per raggiungere il quarto piano, quando all'improvviso ho sentito un grande trambusto, gente che urlava e correva. Al terzo piano, quell'uomo aveva appena sparato diversi colpi. Pochi istanti dopo ho sentito le sirene del 118 e delle forze dell'ordine; c'era un caos pazzesco, scene di terrore. Per fortuna, trovandomi già nell'atrio e non in un'aula, sono riuscito a scendere di sotto e ad uscire. Ma è stato veramente terribile". L'avvocato Steccanella conosceva bene il giudice ucciso, Fernando Ciampi, il magistrato che aveva decretato il fallimento dell'attività immobiliare di Giardiello e che adesso si occupava di altro, di marchi e brevetti, e conosceva di vista anche l'avvocato freddato, Lorenzo Alberto Claris Appiani, ma è difficile puntare il dito sui lacunosi sistemi di sicurezza. "Il tribunale di Milano si sviluppa su sette piani e ci sono metal detector ovunque - racconta Steccanella - è impossibile entrare con un'arma. A meno che, non si presenti un tesserino di appartenenza all'ordine dei magistrati o degli avvocati. Che è quello che ha fatto il killer. Ma queste sono eventualità incredibili, quello di Giardiello è stato un piano premeditato nel dettaglio".

La buona sorte ha sfiorato anche un altro avvocato mantovano, Alessandra Melli, mantovana di città che vive e lavora a Milano e si occupa proprio di diritto fallimentare e societario. "Avrei potuto essere in quell'aula o sicuramente su quel piano - racconta l'avvocatessa - Ma proprio ieri pomeriggio ho avuto un incarico all'ultimo momento, che mi ha portato a Bologna. Davvero un caso, perché ogni giorno sono lì, in quel palazzo". Anche Melli esclude che ci sia stata una falla nei sistemi di sicurezza: "Il tribunale di Milano è blindato, non so come sia stato possibile. Deve essere stato bravo quell'uomo a spacciarsi per avvocato e a pianificare un piano del genere. I controlli qui a Milano sono davvero severi, perché i personaggi che vi accedono sono davvero di ogni genere".

Addolorato per la tragica scomparsa del giudice Ciampi, anche il procuratore capo di Mantova, Antonino Condorelli: "Era un mio amico, stava andando in pensione dopo tanti anni di lavoro duro, compiuto con serietà e dedizione. I giudici sono sempre più esposti, sempre più bersaglio di questa crisi che non dà tregua. E ne pagano le conseguenze. Fernando addirittura con la vita".

PERICOLO A MANTOVA. Proprio nel giorno della strage di Milano, anche a Mantova si è verificato un episodio inquietante. Stava entrando in tribunale con un coltello a serramanico che teneva in tasca. Il metal detector ha immediatamente rilevato la presenza dell’arma da taglio e la guardia privata ha bloccato il giovane all’ingresso. Ventottenne, straniero, ma residente nel Mantovano, ha consegnato l’Arma ma,  pochi minuti dopo è stato preso in consegna da una pattuglia della squadra Volante che l’ha portato in questura per accertamenti ma anche per formalizzare la denuncia per porto abusivo di arma. «Quando fu introdotto il  sistema di sicurezza per l’ingresso in tribunale - commenta il procuratore capo Antonino Condorelli – ricordo che ci furono diversi malumori. Ma noi dobbiamo garantire la sicurezza. E i tragici fatti di Milano di danno ragione». Il giovane fermato ieri mattina  con il coltello in tasca stava andando a un’udienza del giudice del lavoro. Sappiamo quanto in questo periodo la crisi sta incidendo sulla vita della gente che, da un giorno all’altro, può ritrovarsi a casa senza un’occupazione e senza mezzi di sostentamento.
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