L’invenduto del “nuovo” che è già diventato vecchio

Gli edifici del 2006 rimasti vuoti scontano un gap tecnologico a parità di prezzo. Intanto gli appalti Aler vengono decisi a Brescia dopo la riforma della Bulbarelli

MANTOVA. Comprereste un telefonino di dieci anni fa al prezzo di un iPhone6? La stessa domanda va posta anche pensando al mercato immobiliare, e rappresenta una delle possibili risposte ai quei giganteschi punti interrogativi incarnati da interi condomini nuovi e deserti che decorano soprattutto la zona sud della città.

Bisogna immaginare la velocità a cui la filiera delle costruzioni innova i suoi prodotti: dalla domotica alle vernici, dai serramenti agli impianti di riscaldamento-raffrescamento, fino alle classi energetiche. Gli immobili che oggi vediamo invenduti risalgono, come concezione e tecnologia disponibile, al 2006 se non prima. Da allora, i passi avanti sono stati enormi: basta guardare ai prodotti sfornati ogni anno dalla Mapei per capire di che evoluzione stiamo parlando.

E allora ecco che ritorna la domanda: perché le case nuove non si vendono? Risposta: perché, dal punto di vista tecnologico, sono già vecchie. Certo è solo un aspetto di una crisi profonda, però vale la pena metterlo in luce, anche se poi l’appeal di una casa può essere notevole anche con tecnologie già superate. Sta di fatto che, tanto per fare un esempio, intorno a Borgochiesanuova ci sono intere palazzine praticamente vuote.

Proseguendo nelle spigolature di questa crisi che ha dimezzato il mercato immobiliare negli ultimi cinque anni, è bene buttare un occhio ai costruttori. «Gli immobili sono in realtà tutti delle banche, non delle imprese edili», spiega un importante costruttore della provincia. Così è sempre stato, per carità. Ma cosa accade quando un cliente si fa avanti per comprare? Accade che l’imprenditore chiede alla banca di svincolare l’immobile per la vendita: se fino a qualche anno fa l’imprenditore doveva versare nelle casse dell’istituto di credito il 50% circa del ricavato (per rientrare del debito, si intende), ora le banche pretendono l’80%. Risultato: il flusso di soldi che alimenta le imprese si secca come una pozzanghera d’estate.

A proposito di imprese, e continuando con il gioco delle domande: qual è la più importante impresa edilizia di tutta la Lombardia? E’ l’Aler. Che, a Mantova, è proprietaria di tremila cinquecento alloggi, di cui seicento nel capoluogo. Ovvio, dunque, che l’Aler sia sempre stata un punto di riferimento per le imprese locali: l’agenzia è infatti un’importantissima centrale di appalti, tanto per dire. Ma anche l’Aler è stata riformata, ed è stata creata un’unica realtà che comprende anche Cremona e Brescia e che fa capo proprio a Brescia. Mantova, dunque, ha perso la governance di quella che è stata la più importante società edilizia della provincia. Una governance che, ad esempio, decide anche sugli affitti. A volere l’accorpamento è stata l’allora assessore alla casa della Regione, e oggi candidata sindaco di Mantova, Paola Bulbarelli. (e.c.)

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