Mantova, stop ai finanziamenti per i tumori infantili: «Così studio zoppo»

L'area industriale alla periferia di Mantova

Il ministero boccia Sentieri Kids: mancano 335mila euro. Ricci: «Serve il confronto con gli altri siti inquinati»

MANTOVA. Dalla mortalità agli eventi avversi della riproduzione, nel corso degli anni Sentieri ha stretto il fuoco e affinato l’analisi dello stato di salute nei siti d’interesse nazionale. Più dei tumori e delle malattie croniche, sono le malformazioni congenite a dire dell’attualità del rischio. Ci si ammala anche in pancia.

L’Asl di Mantova, che possiede un registro delle malformazioni congenite, l’ha misurato prima degli altri. L’indagine - dell’autunno 2011 ma riferita al periodo 2002-2006 – ha confermato un eccesso di malformazioni nei quartieri a ridosso del petrolchimico rispetto alla città tutta (+44%) e alla Grande Mantova (+47%). E così anche per gli altri eventi avversi alla riproduzione. Talmente accurato, lo studio di Mantova, che gli esperti del Registro della malformazioni dell’Emilia Romagna lo ha scelto per testare il suo algoritmo informatizzato. In foto il responsabile dell’Osservatorio epidemiologico dell’Asl di Mantova Paolo Ricci. Rubinetti chiusi e Sentieri sbarrati. In barba alle promesse del ministro Beatrice Lorenzin, che un anno fa, durante un serrato botta e risposta alla Camera, assicurava: «L’Istituto Superiore di Sanità sta portando a termine lo studio Sentieri, che è in fase di completamento proprio sulla popolazione in età pediatrica». Peccato che nei giorni scorsi il direttore generale dell’Istituto, Angelo Del Favero, abbia smentito il ministro davanti alla commissione bicamerale Ecomafie. I soldi sono finiti. Amen. Il Movimento 5 Stelle, però, non si rassegna e torna alla carica con un’interrogazione parlamentare a risposta scritta (la terza firma è quella del deputato mantovano Alberto Zolezzi).

Tanto più che nel 2014 i grillini erano riusciti a far approvare un ordine del giorno che prevedeva il rifinanziamento dello studio. Impegno sbiadito in promessa remota. Passo indietro: l’acronimo Sentieri comprime in otto lettere lo Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento. Ovvero in 44 siti d’interesse nazionale da bonificare dai veleni dell’industria del passato (più o meno prossimo), aggressiva e incosciente. Compreso il sin Laghi di Mantova e polo chimico, che abbraccia anche il Comune di Virgilio (oggi fuso a quello di Borgoforte). In principio fu Sentieri 1, che aveva offerto il metro, pescando le evidenze epidemiologiche dalla letteratura scientifica. Poi venne Sentieri 2 a disegnare la mappa, misurando la mortalità per tutte le cause nei 44 siti: 1.200 morti in più all’anno dal 1995 al 2002. Sentieri 3 ha aggiornato i dati della mortalità al 2010, stretto il fuoco sull’incidenza oncologica in 18 sin (i nuovi casi di tumore dal 1999 al 2005, al netto delle cure successive) e aggiunto i ricoveri ospedalieri (dal 2005 al 2010).

Infine sono stati misurati gli eventi avversi della riproduzione, tra cui le malformazioni congenite. Mancava, e manca tuttora, il focus sui tumori infantili, considerato dagli studiosi fondamentale per tracciare in modo netto il perimetro del rischio ambientale. Il progetto avrebbe coinvolto dodici centri di ricerca nazionali, tra cui l’Istituto Superiore di Sanità e l’Associazione Italiana dei Registri Tumori (Airtum), coautori del metodo Sentieri. Approccio che ha ottenuto il riconoscimento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la sua «validità scientifica nella caratterizzazione dello stato di salute delle popolazioni residenti nei siti contaminati». Sarebbero bastati 335mila euro, ma il ministero ha bocciato il progetto.

«Sono molto dispiaciuto, pur fiducioso che, almeno a Mantova, anche questo aspetto dei tumori infantili sarà approfondito – risponde Paolo Ricci, in qualità di coordinatore nazionale Airtum del progetto Sentieri – Però un conto è che ciascuno si confronti solo in casa sua, altro è farlo tra tutti i Sin. L’epidemiologia è una disciplina fondata proprio sul confronto e sulla “caccia” alle differenze che però sono sempre da interpretare. Maggiori sono i termini di confronto, migliore risulta l’interpretazione». C’è qualcosa che Ricci vorrebbe dire alla Lorenzin? «C’è sempre il rischio che, nella foga di tagliare, qualche dita rimanga nella falciatrice, mentre qualche erbaccia rigogliosa riesca a sfuggire alla giusta rasatura. Confido tuttavia che la nuova situazione fisiologica e psicologica della ministra induca ad ulteriori azioni in favore dei bambini». Fiocco doppio.

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