“Altri 100 morti per l'amianto nei prossimi 10 anni"

Righi (Asl) analizza i dati dal 2000 ad oggi e lancia l’allarme: senza incentivi i privati non smaltiscono i materiali pericolosi

MANTOVA. Oggi, mercoledì 29 aprile è la giornata mondiale delle vittime dell'amianto. I numeri sono freddi e non potranno mai esprimere le sofferenze delle centinaia di persone che hanno perso la vita per colpa di quella fibra subdola e invisibile che ti entra dentro e dopo qualche decina di anni ti uccide. L'amianto continua a mietere vittime. L'anno scorso nel Mantovano i decessi sono stati nove, nel 2013 erano stati 15. E il futuro non è roseo. I nodi legati allo smaltimento e alle bonifiche sono ancora tanti e, senza girarci troppo intorno, nei prossimi dieci anni nella nostra provincia sono “attese” altre 100 morti.

«Purtroppo è così - conferma Alberto Righi, responsabile del servizio prevenzione e sicurezza del lavoro dell’Asl - I dati ci dicono che dal 2000 ad oggi si va da un minimo di 7 decessi ad un massimo di 15 ogni anno. Considerando il periodo di incubazione del mesotelioma, che può essere anche di 40 anni, ma tenendo presente anche quanto di buono è stato fatto negli ultimi anni per limitare la diffusione dell'amianto, possiamo affermare che avremo una decina di decessi ogni anno fino al 2025».

 Tra dieci anni si arresterà l’onda lunga dei casi di mesotelioma causati da attività lavorativa ma ci sono altri aspetti da non sottovalutare. Dal 2000 al 2014 infatti nel Mantovano si sono registrati anche 63 decessi per cause diverse dal contatto con l’amianto in fabbrica.

«Ad oggi - dice Righi - è impossibile dire cosa succederà dopo il 2025. Di sicuro ci sarà una riduzione della mortalità ma servono interventi immediati per evitare altri decessi causati dall’amianto, materiale che è largamente presente nella nostra provincia, soprattutto in campagna. Da questo punto di vista la situazione è allarmante, nel senso che non sono previsti incentivi per i privati che decidono di bonificare, a differenze di quanto avviene per le aziende. Se a livello regionale non verranno promossi strumenti per aiutare economicamente chi vuole eliminare l’amianto, la salute di tutti è a rischio».

Nel 2014 nella nostra provincia i piani di lavoro, cioè gli interventi per eliminare l’amianto, sono stati 1.119, un dato in linea con il 2013 (1.249), il 2012 (1.178), il 2011 (1.158) e il 2010 (1.104). «Questi sono numeri positivi - commenta Righi - perché si tratta di un buon numero di situazioni pericolose ora sotto controllo. L’anno scorso abbiamo portato a termine anche 89 bonifiche con carattere d’urgenza: si tratta di interventi che si rendono necessari soprattutto a causa di fenomeni atmosferici particolari come ad esempio una tromba d’aria».

 

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