Lavoro ed equità per l’Altra Mantova di Cesare Azzetti

Cesare Azzetti, candidato sindaco per La sinistra per l'altra Mantova

Il candidato sindaco critica Sel e punta ai delusi del centrosinistra. Nel programma il rilancio dell’università e il diritto alla casa

MANTOVA. Scuola, fabbrica, municipio. Ricorda Cesare Azzetti che il passo dal movimento studentesco al sindacato fu breve e spontaneo. Adesso, a 58 anni, ha deciso d’incamminarsi verso via Roma. Candidato sindaco della lista “La Sinistra per l’Altra Mantova”, una larga parentesi nella Cgil, Azzetti è convinto che la città non meriti gli amministratori che ha avuto finora. Sarà il primo sulla scheda elettorale.

Il nome della sua lista richiama l’esperienza dell’Altra Europa con Tsipras, solo che a questo giro Sel sostiene la candidatura di Mattia Palazzi. Sono compagni che sbagliano?

«Sel ha ritenuto che il Pd locale fosse diverso dal Pd nazionale, per noi invece non c’è una differenza sostanziale. Anche perché le scelte politiche nazionali hanno ricadute pesanti a livello locale, per cui o le contesti oppure le subisci. È questa la nostra critica a Sel, pur avendo tentato più volte di trovare con loro un’alleanza unitaria».

Qual è la molla ideale che l’ha spinta a candidarsi?

«La volontà di dare un’alternativa ai delusi del cosidetto centrosinistra, persone che sono molto diffidenti e a votare non ci vanno più. Ci rivolgiamo anche a chi ha creduto in Grillo e adesso non si ritrova più nei suoi contenuti. Vogliamo dare un’altra opportunità a questi cittadini, ispirandoci sempre ai valori nostri della sinistra, la giustizia sociale, l’equità e la solidarietà».

L’orizzonte elettorale è polverizzato un undici candidati sindaco e diciassette liste. Perché questa frammentazione spinta?

«Si sono persi i tradizionali punti di riferimento, ogni candidato incarna uno spezzone di questa società e, quindi, risponde frammentariamente a esigenze di piccolo cabotaggio o di interessi specifici. In questo senso è una sconfitta complessiva della politica alta».

La sua lunga storia sindacale suggerisce un’attenzione viva al tema del lavoro, cosa proponete per rimettere in moto l’economia della città?

«Il ciclo delle grandi infrastrutture industriali concentrate sulla chimica e sul petrolchimico è finito, occorre incoraggiare forme di sviluppo che puntino all’innovazione e alla sostenibilità ambientale. L’unica direttrice importante per Mantova è l’asse nord/sud, per il lavoro dobbiamo rivolgerci all’Austria e alla Baviera intrecciando relazione utili. L’altro imperativo è il rilancio dell’università, legandola alle eccellenze del territorio, penso a ingegneria meccanica e agraria. Si deve collaborare con il Politecnico di Torino, guardando anche più in là, fino ad arrivare al Mit di Boston. E poi c’è un terzo aspetto sul quale puntare».

Quale?

«Quello del turismo. Abbiamo grosse potenzialità, anche se siamo una piccola città. Noi proponiamo la riqualificazione dell’ex caserma di largo 24 maggio per farla diventare un polo espositivo di respiro, perché le Fruttiere sono troppo anguste, così si amplierebbe un’area culturale tra le più grandi a livello nazionale, con Palazzo Te, la Casa del Mantegna e il Museo della Città. L’altro progetto è il recupero della lottizzazione Paiolo come parco culturale e scientifico».

Tra i diritti che il vostro programma rivendica c’è quello alla salute. Come lo declinereste?

«Il diritto alla salute si coniuga con la tutela ambientale, si devono accelerare le bonifiche, secondo il principio che chi ha inquinato deve pagare. L’altro aspetto è quello dell’inquinamento atmosferico, occorre rivedere il piano traffico cercando di allargare il più possibile le Ztl».

IL VIDEO: l'intervista in tre domande e tre minuti

Un candidato, tre domande, tre minuti: Azzetti aspirante sindaco di Mantova

Il diritto alla casa ha un sapore antico e un colore drammaticamente contemporaneo. Cosa suggerite?

«Viviamo una situazione paradossale, comune a quasi tutte le città italiane, abbiamo centinaia di famiglie che chiedono una casa popolare o convenzionata e circa 3.500 appartamenti sfitti. Adesso si tratta di aprire un grande confronto con i proprietari per trovare una soluzione, perché il Comune si faccia garante e possa assegnare questi appartamenti a chi ne faccia richiesta».

Com’è stata governata Mantova negli ultimi anni?

«Molto male. Quindici anni fa ero nei Ds, in forte opposizione alle politiche di Burchiellaro. La sua amministrazione fece grandi disastri, dietro l’attivismo si nascosero operazioni veramente pesanti, dalla vicenda Lagocastello al Turbogas, alla costruzione di interi quartieri rimasti vuoti e capannoni industriali mai utilizzati. L’amministrazione Brioni, a cui do un giudizio sostanzialmente positivo, ha bloccato altre operazioni ma è stata fermata dalla vittoria della destra che ha aggravato alcuni dei problemi strutturali della città. I legami su cui la magistratura sta indagando riflettono il degrado a cui Mantova è stata ridotta».

In caso di ballottaggio, sosterreste Palazzi contro un altro candidato?

«Al momento non ci sono le condizioni per valutare la cosa, rispetto al ballottaggio le possibilità possono essere diverse. Resta un giudizio fortemente critico sul Pd locale, col quale vedo difficile un apparentamento".

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