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«Fate cadere Renzi» Salvini accende la piazza leghista

Il leader lancia la Bulbarelli e avverte: «È un voto politico» Bordata sugli ex: «Chi lascia il Carroccio esce dalla storia»

di Nicola Corradini
2 minuti di lettura

«Qui non votate solo per Mantova, votate anche per mandare a casa Renzi. L’aria è buona, impegnatevi per renderla ancora migliore». Matteo Salvini infiamma una piazza Mantegna non proprio stracolma, ma esaltata dalla sua presenza. Il leader della Lega Nord, con la maglietta donatagli dalla sezione cittadina (simbolo padano e, sulla schiena, la scritta “Lega me genuit in Mantua”) addosso, manda un segnale chiaro ai militanti: vista da Milano, la competizione di domenica 31 non ha solo l’obiettivo di far vincere Paola Bulbarelli (Salvini dà per scontato che ci sarà il ballottaggio, visto che ha promesso alla candidata sindaco che tornerà in città per la sfida finale di giugno) ma anche – e forse soprattutto visto che è il filo conduttore del comizio – «quello di mandare a casa democraticamente Renzi e la Boldrini».

Salvini arriva in città puntuale, un po’ prima delle otto. La piazza non sarà piena, ma una cosa è certa: il popolo leghista venuto ad ascoltarlo e ad applaudirlo è molto giovane. Un dato anagrafico non molto ricorrente, ormai, nei comizi politici.

C’è la fila per fare un selfie con il capitano come lo chiamano i leghisti. Intonano anche un coro, guidato dal suo collaboratore mantovano, Luca Morisi. Ci sono ovviamente anche i dirigenti leghisti locali, a partire dal commissario Davide Boni. Arriva la Bulbarelli, che poco dopo indosserà la felpa grigia con la scritta Mantua e il simbolo della Lega. Ci sono esponenti delle forze alleate e c’è il sindaco Nicola Sodano che stringe la mano al leader politico a cui deve la mancata sfiducia.

Una puntata al bar per un aperitivo e Salvini parla di Mantova. «Ci tengo a tornare per il ballottaggio – spiega – mia nonna era mantovana, di Marcaria». Ma cosa dice della situazione della Lega mantovana, di un ex capogruppo, Luca de Marchi, che ora è candidato sindaco concorrente? «Chi è fuori dalla Lega per me non c’è più. È uscito dalla storia – dice Salvini – e quando il primo giugno faremo cadere questo governo mi dispiacerà molto per chi, ormai, non è più con noi». Punto e a capo. Sorride, Salvini, quando nota che a Viadana ha potuto parlare senza «che qualcuno mi tirasse qualcosa addosso, magari un fumogeno o una bomba carta. Qui ho visto che hanno organizzato un concerto di musica afro. Bè, fin quando ballano per criticarmi va bene. Mantova è una città civile». Sul palco, di fronte alle bandiere leghiste, sarà più tagliente: «Vedete, là difendono le minoranze straniere e rom, qui difendiamo chi anche a Mantova rischia di diventare una minoranza: gli italiani. Scegliete voi chi votare il 31».

Nel corso del comizio fa anche riferimento ai rom. «Non siamo razzisti, diciamno solo che diritti e doveri devono essere uguali per tutti. Non capisco perché ci debbano essere campi rom che vivono alle nostre spalle. Di fronte a questo c’è una sola risposte: ruspe».

C’è spazio per una battuta sibillina su via Roma, in riferimento forse alla spaccatura tra Lega e Fi in Comune. «Lo so, qui ci sono stati dei problemi...ma sono tranquillo, se c’è anche la Lega è la garanzia che prima vengono gli interessi dei mantovani».

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