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Bulbarelli: "Sì a nuove alleanze". Palazzi: "Apparentamenti? Non ne faremo"

Verso il ballottaggio. La candidata del centrodestra ufficializza: "Sono disponibile ad apparentamenti". Lo sfidante del centrosinistra va avanti da solo

4 minuti di lettura
Paola Bulbarelli e Mattia Palazzi 

MANTOVA. Qui centrodestra. Sono momenti di confusione nel centrodestra. La candidata sindaco, Paola Bulbarelli, la vera depositaria delle decisioni strategiche e politiche da prendere in vista della sfida finale contro Mattia Palazzi del centrosinistra, è prudente. In una breve nota stampa della tarda mattinata, la Bulbarelli parla esplicitamente di possibili “apparentamenti” con altre forze, ma non dice se ci sono trattative in corso e soprattutto a chi sta pensando. «Sono molto soddisfatta di aver centrato il primo obiettivo che era il ballottaggio – dice – Il mio programma è chiaro ma sono disponibile a intergrarlo con i suggerimenti di chi vuole dare una mano per migliorarlo a favore della città e dei mantovani. Sono a disposizione di chi vuole dialogare con me e anche a dar vita ad apparentamenti. Rispetto tutti a condizione che tutti rispettino me»

.Al di là delle parole d’ordine d’incoraggiamento che i vari esponenti della coalizione lanciano sui social network in queste ore, a nessuno sfugge il problema fondamentale da risolvere: ci sono venti punti percentuali da recuperare. Non sono pochi, naturalmente, e si tratta di capire fino a che punto spingersi con le alleanze per avere maggiori chance. Se ufficialmente non ci sono ancora stati contatti diretti con i possibili alleati e la candidata, le diplomazie del centrodestra (talvolta in modo talmente ufficioso da confondere gli interlocutori) hanno già lanciato un segnale forte ad Arnaldo De Pietri e, pare, a Maurizio Esposito (che nel suo staff ha Roberto Archi).

Ma anche Luca de Marchi è stato più volte contattato da settori del centrodestra . . Non tutti i nomi dei potenziali partner suscitano le medesime reazioni nelle segretrie dei partiti della coalizione. Se su De Pietri o Maurizio Esposito (o persino Alberto Grandi, di ben altro orientamento, contattato inutilmente da diversi esponenti) nessuno ha nulla da obiettare, quando è il nome di de Marchi la tensione sale vistosamente. A non voler prendere in considerazione l’ipotesi di allearsi con l’ex espulso dal movimento per aver disobbedito a Salvini nella vicenda della fiducia a Sodano, è il commissario della Lega Nord, Davide Boni. Il quale, ieri mattina, ha subito telefonato a Milano dopo aver letto sulla Gazzetta di Mantova , non senza una punta di irritazione, le dichiarazioni rilasciate dal commissario nazionale della Lega Lombarda, Grimoldi. «A decidere è il commissario provinciale – dichiara alla Gazzetta lo stesso Boni – de Marchi è stato espulso per cose gravi, per aver disobbedito alla linea del partito e per aver attaccato il segretario Matteo Salvini sui social network. Ha inoltre fatto una campagna elettorale contro la Lega. Se mi offre un caffè posso anche berlo insieme, ma non abbiamo bisogno di lui. Como dice Salvini di Tosi: per me de Marchi non sarà mai più della Lega».

Lo stesso Grimoldi, anche se non con un virgolettato ma attraverso uno spartano comunicato dell’ufficio stampa della Lega Lombarda, ritira le aperture fatte il giorno prima a de Marchi. L’ufficio stampa dice che le sue frasi «sono state travisato nel merito», che Grimoldi (come peraltro scritto nelle prime righe dell’articolo della Gazzetta) «ribadisce piena fiducia al commissario provinciale di Mantova Davide Boni che è, e rimane pertanto, l'unica figura autorizzata ad operare per conto della Segreteria Nazionale della Lega Nord sul territorio mantovano». Insomma, pare di capire che l’incontro a tre tra Grimoldi, Boni e de Marchi non ci sarà: il commissario nazionale insomma si rimangia quanto affermato il giorno prima. Non tutti nella coalizione e soprattutto nelle diplomazie della Bulbarelli (che, non va dimenticato, ha uno staff di persone d’area prive di tessere di partito in tasca, come Alessandro Beduschi) sembrano però condividere la contrarietà aprioristica della Lega ad aprire un confronto con de Marchi, che ha mostrato di avere un certo appeal elettorale personale che farebbe molto comodo al ballottaggio. (Nicola Corradini)

Qui centrosinistra. Il primo obiettivo è quello di vincere un ballottaggio il cui esito non è scontato (il 2010 deve aver lasciato un segno profondo nel centrosinistra), il secondo, in caso di vittoria, è quello di costruire un governo della città che non conceda alcunché ai compromessi di partito. Di più, Mattia Palazzi annuncia che non farà apparentamenti ma che si appellerà ai cittadini, anche a quelli che si sono astenuti o a quelli che hanno votato altre liste.

«Non farò apparentamenti - spiega il candidato del centrosinistra, uscito dal primo turno con il 46% abbondante dei consensi -Il centrodestra ripropone lo stesso film degli ultimi cinque anni, stessi attori e stessa litigiosità. Provare a mettere insieme de Marchi con Boni e con Longfils dimostra chiaramente che non hanno un progetto per Mantova. Rinnovamento, stabilità e capacità di fare squadra sono invece i miei paletti irremovibili». Un certo spazio, pur senza apparentamenti, comunque c’è. Palazzi spiega che lo spazio è per le idee: «Mi dispiace che Comunità e territori abbia scelto di fare una campagna elettorale solo contro di me. Come si è visto, la città non ne può più dei professionisti delle polemiche. Candidati come Arnaldo De Pietri, Michele Annaloro, Andrea Gardini, Maurizio Esposito e Sergio Ciliegi hanno avuto uno stile diverso, al di là del risultato ottenuto. Anche senza apparentamenti saprò rappresentare le idee buone che vengono da altri candidati. Voglio allargare il consenso, ma senza accordi da prima Repubblica».

I pensieri sono rivolti al secondo turno, ma è inevitabile iniziare a ragionare anche su quello che verrà dopo. L’eventuale giunta, ad esempio: otto assessori (più il sindaco), di cui quattro donne. «La giunta? Deciderò io - annuncia Palazzi - anche se è ovvio che parlerò con la coalizione. Ci saranno assessori espressione delle liste che mi hanno sostenuto ma anche esterni. Una cosa è certa: nel decidere non terrò in alcun modo conto delle correnti del Pd, non avrebbe senso. Sceglierò sulla base delle competenze e della voglia di lavorare in squadra. In questo senso io raccolgo il desiderio espresso dagli elettori, quello di cambiare». Una delle sfide ancora da vincere è sicuramente quella all’astensione che, a occhio, crescerà ancora al ballottaggio. Palazzi però non si dà per vinto. «In questi giorni tornerò nei quartieri e incontrerò i cittadini».

C’è poi spazio per una risposta ai turbamenti del Pd provinciale circa il risultato della lista gialla: «Il Pd rimane la forza politica più importante della città. Capisco che la competizione possa portare anche a delusioni, così come capisco che un processo di cambiamento possa trovare qualcuno non pronto o timoroso. Però noi vogliamo guardare ai prossimi dieci anni, vogliamo costruire una nuova classe dirigente della città. La lista gialla, con le sue 1.500 preferenze è una risorsa per il centrosinistra. (e.c.)

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