In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Cavatorta è sindaco di Viadana: «Voltiamo pagina»

La Lega torna al governo dopo 14 anni: abbracci e cori da stadio in piazza. Il primo cittadino: vittoria molto ampia, a breve farò i nomi della giunta

Francesco Romani
2 minuti di lettura

VIADANA.  Giovanni Cavatorta, leghista sostenuto dal Carroccio e da due liste civiche di centrodestra, è il nuovo sindaco di Viadana con il 68,71% dei voti. Allo sfidante Nicola Federici (Pd e lista civica) nonostante una campagna aggressiva per il ballottaggio non è riuscita la rimonta sperata: pur guadagnando seicento voti, si è fermato al 31,29%. Insuperabile il distacco già al primo turno, con oltre sedici punti percentuali, ma poderoso anche il colpo di reni che al ballottaggio ha impresso il candidato moderato andando a rosicchiare quasi duemila dei voti rimasti in libertà al primo turno e pescando evidentemente anche fra i voti tradizionalmente di sinistra.

Elezioni Viadana: la prima intervista del neo sindaco Cavatorta/1

Una vittoria che lo stesso Cavatorta ha ammesso «è andata oltre le nostre aspettative» e che riporta la Lega Nord, che qui ha una delle sue roccaforti, nella stanza dei bottoni dopo 14 anni passati all’opposizione schiacciata dall’alleanza strategica varata nel 2001 fra centrosinistra e parte dei moderati che ha retto i due mandati dell’ex sindaco Giovanni Pavesi e quindi del suo delfino Giorgio Penazzi sino al tracollo interno della maggioranza ed il ritorno anticipato di un anno alle urne.

[[(MediaPublishingQueue2014v1) Cavatorta può esultare: è lui il nuovo sindaco di Viadana]]

La vittoria si è concretizzata sezione dopo sezione in una progressione galoppante che i due candidati hanno seguito minuto per minuto con sentimenti opposti. Federici, nella sezione del Pd, ha visto seggio dopo seggio franare sotto i piedi la possibilità di una clamorosa riscossa. Cavatorta ha atteso invece con alcuni fedelissimi che si concretizzasse quanto costruito nell’ultimo anno: dalla creazione della lista civica, all’appoggio della Lega Nord e del suo uomo più importante, Gianni Fava. Già poco prima della mezzanotte il netto distacco ha chiarito chi era il nuovo sindaco e sono iniziati gli applausi ed i cori da stadio all’arrivo di Cavatorta davanti al Comune.

Elezioni Viadana: la prima intervista del neo sindaco Cavatorta/2

Strette di mano e abbracci a sancire, come ha detto lo stesso candidato «il percorso iniziato un anno fa e che ha visto la costruzione di una lista civica alla quale ha successivamente aderito la Lega, accettando le condizioni che ho posto». Ma quanto ha influito il crollo del Pd in questo? «È un sistema che è imploso – ha detto a caldo Cavatorta – non mi aspettavo che il Pd crollasse così al primo turno. Ora sento la responsabilità forte del mio compito che mi è stato conferito con una vittoria di questa portata». A mezzanotte e mezza sono spuntate le magliette, preparate da tempo, con la scritta Cavatorta sindaco e sono iniziati i cori da stadio: «Giovanni, Giovanni uno di noi» terminati con l’esplosione di alcuni piccoli petardi. Un modo per sfogare la tensione, che era ben visibile sul volto del candidato Cavatorta pochi minuti prima. «La giunta? I nomi li ho ben chiari da tempo, anche se non è questo il momento di rendere nota la mia squadra. Lo farò a breve. Intanto mi ha fatto piacere la telefonata di auguri del prefetto».

«Finisce l’epoca Pavesi e 14 anni di cattiva amministrazione – è la sintetica e lucida lettura politica di Gianni Fava –. Viadana gli ha anche imputato la responsabilità di avere appoggiato Federici facendolo diventare il difensore dell’indifendibile. Mantova e Viadana seguono vicende analoghe: chi ha raccolto il testimone dell’amministrazione uscente ha perso». Ma ha vinto la Lega o ha perso il Pd? «Qui ha vinto la Lega e la voglia di cambiare. Il Carroccio da solo non ce l’avrebbe fatta, ma è indubbio che Cavatorta è nostro tesserato».

Per Federici, giunto dopo mezzanotte davanti al municipio, l’abbraccio e la stretta di mano al vincitore. «Perdiamo a testa alta – il suo commento a caldo –. Abbiamo tenuto fede al nostro progetto, non mi imputo sbagli in questa campagna elettorale. Pavesi mi ha fatto perdere appoggiandomi? Cosa doveva fare uno del Pd. C’era voglia di cambiamento. Ora faremo opposizione costruttiva. Siamo un gruppo giovane e pronto a rifarci».

La sconfitta di Federici era già scritta nell’accordo che il 23 maggio di quattro anni fa, dopo una convulsa notte di trattative, portò con una mossa tattica alla firma dell’apparentamento Udc-Penazzi e all’appoggio esterno di Carmine Tipaldi (lista Portanuova). Il passo indietro richiesto al Pd, che sacrificò i suoi big rinunciando al sindaco (Penazzi, centro moderato), al vice (Dario Anzola, Udc) e agli assessorati pesanti in cambio della vittoria elettorale al ballottaggio, portò dai malumori alla spaccatura interna del partito e alla nascita dell’ala dissidente che dopo 4 anni di continui litigi ha portato allo scioglimento anticipato del mandato. (Ha collaborato Riccardo Negri)

I commenti dei lettori