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Niente dialogo sulla giunta: cresce il malumore nel Pd

Irritazione nel partito per la partita delle nomine gestita senza sentire la base Murari nel mirino. E stasera si riunisce la segreteria allargata al sindaco

di Nicola Corradini
2 minuti di lettura

MANTOVA. Non è bastato tornare al governo di via Roma, al Pd, per risolvere le contraddizioni e i disagi interni frutto in parte delle vicende nazionali e in parte (pardon, soprattutto) delle vicende locali. Qual è il problema che affligge i democratici mantovani? Semplice, l’impressione di una parte del partito di essere stata del tutto esclusa dal confronto con il nuovo sindaco – che sarà pure fondatore di una lista civica ma che è da sempre esponente Pd e prima ancora Ds – sulla costruzione della giunta. In particolare per la definizione di quella che diverrà la delegazione dem nell’esecutivo di Mattia Palazzi. Certo, questa sera la segreteria comunale del partito incontrerà il sindaco per discutere proprio di questo. Peccato che i nomi usciti dalle indiscrezioni sui futuri assessori targati Pd non siano mai stati discussi da nessun organismo del partito. E nel partito tutti sanno che i nomi di Giovanni Buvoli, Andrea Murari, Marianna Pavesi e Nicola Martinelli sono effettivamente quelli che (almeno fino a oggi) il sindaco intende inserire nella rosa dell’esecutivo. Ma nessun organismo, dall’assemblea comunale alla stessa segreteria, è stato chiamato a discutere di nomi prima dell’incontro con il sindaco di questa sera. La cosa non è piaciuta. Certo, Palazzi in via Roma è a stretto e frequente contatto con il segretario cittadino, Murari appunto, ma anche nell’ipotesi che i due si siano confrontati su nomi e deleghe, questo non allontanerebbe la sensazione che si fa largo in una fetta di esponenti dem: quella di un partito esautorato non nelle apparenze ma nei fati dall’individuazione dei nomi che lo rappresenteranno in giunta.

Quella di stasera, insomma, potrebbe essere una riunione se non proprio tesa (in fondo il Pd e i centrosinistra sono riusciti a vincere e riconquistare via Roma in una tornata elettorale non proprio entusiasmante in molte altre realtà) quanto meno complicata. Nel mirino non c’è tanto Palazzi quanto il segretario. Difficile che ci siano attacchi pesanti, ma richieste di chiarimenti sì.

La questione potrebbe scoppiare anche a livello provinciale, visto che il rapporto tra segretaria Antonella Forattini e neo sindaco non sono definibili come distesi. Anzi. Va detto che durante la campagna elettorale non ci sono stati screzi e il malumore è stato messo da parte per non compromettere una sfida fondamentale per il Pd. Ma dietro le quinte il malumore c’era e c’è ancora oggi. Da un lato la Forattini e il responsabile enti locali Candido Roveda che, seppur in modo riservato, hanno fatto notare di non essere mai stati coinvolti (e nemmeno informati) nelle fasi preparatorie della competizione elettorale. Dall’altra lo staff dell’allora semplice candidato sindaco ad accusare la Forattini di non essere affatto convinta delle possibilità di vittoria di Palazzi. Per il Pd i tempi duri non sono finiti.

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