Stop all’incubo amianto, ex Mof verso la bonifica

La proprietà dell’edificio di Gambarara ha presentato il piano di risanamento. Dopo l’ok dell’Asl aprirà il cantiere. Fine lavori prevista al termine dell’estate

MANTOVA. Dopo almeno dieci anni di richieste e battaglie da parte di ex circoscrizioni, abitanti e consiglieri comunali, il “mostro” coperto d’amianto di Gambarara, l’ex Mercato ortofrutticolo, verrà bonificato. Il piano d’intervento è stato presentato dalla proprietà, uno società immobiliare bresciana, al servizio di prevenzione e sicurezza del lavoro dell'Asl per ricevere il via libera definitivo.

La conferma arriva dallo steso pool anti-amianto dell’azienda sanitaria che già da tempo aveva nel mirino la grossa struttura ai margini della città, ma che non è mai riuscita ad entrare per compiere delle analisi sulla reale dispersione nell’ambiente della pericolose fibre di amianto contenute nella vecchia copertura in eternit.

I lavori di bonifica dovrebbero iniziare tra luglio e agosto e terminare presumibilmente per la fine dell’estate. La superficie da ripulire dalle lastre di cemento-amianto è stimata sui 2.500 metri quadrati. Non verrà semplicemente incapsulata , ma tolta di mezzo. Resta da capire se l’intenzione della proprietà sia quella di realizzare una nuova copertura per utilizzare o mettere sul mercato l’immobile o se abbatterlo. In quest’ultimo caso sarebbe davvero un peccato, visto che il suo stile lo renderebbe un luogo perfetto, ad esempio, come sede espositiva (questa era un’ipotesi lanciata a suo tempo dall’allora circoscrizione nord).

L’approvazione del piano per la messa in sicurezza della copertura dell’ex Mof, in ogni caso, libera la zona dall’incubo amianto in cui vive da molti anni la popolazione del quartiere e non solo. Perché anche se l’amianto fissato in miscela con il cemento è decisamente meno pericolo di quello friabile, l’enorme quantità di lastre manifestatamente usurate dal tempo (lo si vede ad occhio nudo) fanno temere una dispersione di fibre del pericoloso materiale nell’ambiente circostante.

Purtroppo si possono fare soltanto delle ipotesi, visto che non sono mai stati compiute analisi (o comunque mai rese note nemmeno alle autorità sanitarie locali) su quel mare di amianto.

Nel giro di qualche mese l’edificio nato come fabbrica e che ha ospitato negli anni un po’ di tutto (dal mercato ortofrutticolo, appunto, a una struttura di prima accoglienza per gli immigrati, fino alla protezione civile e un centro culturale islamico) verrà reso finalmente sicuro. Il suo destino, invece, è nelle mani della proprietà e del mercato immobiliare, che, come noto, non attraversa un buon momento.

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