Siccità record: Po verso i minimi storici nel mantovano

Il fiume in calo da un mese è sceso di tre metri: già riattivata la cabina di regia. «Temiamo una magra come nel 2003»

BORGO VIRGILIO. Il più grande fiume italiano boccheggia facendosi strada in un mare di sabbia. Quasi un rigagnolo dopo un mese ininterrotto di canicola e assenza di piogge. Un’arsura che ha ridotto il letto fluviale ai minimi termini, vicini a quelli di una decina di anni fa, del trittico della grande secca: 2003-2005-2006. Allora ci fu chi attraversò a piedi il fiume quasi a sfidare il gigante ormai atterrato. Si fermarono gli impianti industriali, come la centrale termoelettrica di Ostiglia e l’agricoltura dovette patire la sete, con le irrigazioni solo a rotazione. Per raggiungere quelle quote, mancano ancora circa 60-70 centimetri. Ma il fiume scende inesorabilmente di 5-6 centimetri al giorno e le piogge, se arriveranno, ci saranno solo la prossima settimana.

Solo una decina di giorni disponibili dunque, prima dello stato di crisi idrica. Per questo è stato chiuso il ponte di Torre d’Oglio, è stata sospesa la navigazione ed è scattato lo stato di preallerta con la riconvocazione a Parma della cabina di regia che riunisce gli utilizzatori del grande fiume. Tutti pronti a decidere le misure urgenti e più drastiche che, se non piove, scatteranno inevitabilmente fra una decina di giorni.

I dati sono da bollettino di guerra dell’acqua. Il 15 luglio a Borgoforte il fiume era tre metri e 2 centimetri sotto lo zero idrometrico, la quota normale di riferimento. Per fare un confronto, nell’aprile 1997 raggiunse i -308 centimetri e nel 2003 il record di -370. A monte, a Boretto, la quota ieri era sprofondata a - 367 centimetri, circa 50 meno della magra del 2003. A valle, la situazione che preoccupa maggiormente è quella di Pontelagoscuro, nel Ferrarese dove la portata del fiume si è ridotta a 424 metri cubi al secondo. «Sappiamo dalla crisi del 2003 – spiega il segretario generale dell’Autorità di bacino del Po Francesco Puma – che quando a Pontelagoscuro si scende sotto i 400 metri cubi al secondo, c’è il problema della risalita del cuneo salino dall’Adriatico che compromette l’irrigazione e l’agricoltura. Di fronte a questi segnali di criticità abbiamo riattivato il tavolo tecnico creato nel 2003 riunendo i grandi utilizzatori ed i gestori in modo da elaborare una strategia condivisa. I punti saranno la riduzione del prelievo idrico attraverso forme di risparmio e, come forma estrema, il rilascio di acqua dai bacini alpini».

Una misura adottata già nel 2003 ed attuatata solo con un’ordinanza della Protezione civile. Il totale delle riserve idriche lombarde è oggi stimato in 500 milioni di metri cubi, il 20% in meno rispetto alla media con una punta del -36% per il bacino dell’Oglio. Ma una gran parte sono inutilizzabili, essendo destinate al deflusso minimo vitale dei laghi e dei fiumi emissari.

«Per ora siamo alla fase della gestione condivisa e delle sollecitazioni. Ma se non pioverà entro una decina di giorni ci troveremo in condizioni simili al 2003».

La simulazione è stata fatta dalla stessa Autorità di bacino che prevede la riduzione delle portate a 394 metri cubi a Pontelagoscuro per oggi con riduzione costante sino al 29 luglio quando si toccherà il minimo di 352 metri cubi quando, in base agli accordi del 2003, i laghi dovrebbero iniziare a rilasciare l’acqua da loro detenuta. Situazione analoga a Borgoforte che passerà dai 428 metri cubi di ieri a 363 di fine mese.Causando difficoltà di approvvigionamento all’idrovoro di Boretto, che con le sue pompe preleva acqua del Po per irrigare il Basso Mantovano.

Per quanto riguarda la navigazione, è sospesa su tutta l’asta fluviale. I fondali sono, infatti, a rischio di spiaggiamento. La situazione più critica è nel tratto fra Ostiglia e Caposotto dove vi è solo un metro d’acqua. Ancora peggio va nel vicino Ferrarese dove in tre punti i fondali misurano appena 70 centimetri ed il Po, teoricamente è guadabile.

Al momento la centrale termoelettrica di Ostiglia resta in funzione, ma si sta monitorando l’andamento del fiume. Stessa situazione di preallarme per i Consorzi di bonifica. «Al momento non abbiamo ridotto le erogazioni agli utenti :– spiega il direttore del Consorzio di Bonifica terre dei Gonzaga Raffaele Monica –. Ma non si potrà durare a lungo». Un progetto per risolvere i problemi di prelievo dal Po in magra è la momento allo studio, ma non finanziato.

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