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Dipendenti Ies mobilitati: «La soluzione serve ora»

Tornano nelle strade gli striscioni dei lavoratori per scongiurare i licenziamenti La rsu: «L’azienda presenti in Regione il piano di riconversione a fine agosto»

Nicola Corradini;
2 minuti di lettura

MANTOVA. «No ai licenziamenti». È un frase che, purtroppo, ricorre ormai spesso negli slogan e nei volantini delle manifestazioni dei dipendenti di industrie mantovane messe in ginocchio dalla crisi. A tornare all’attacco, in questi giorni, sono i rappresentanti sindacali del lavoratori della raffineria Ies, i cui striscioni sono comparsi in alcuni punti della città: davanti alla fabbrica, in via Brennero e in Valletta Valsecchi, quartiere che conta tra gli abitanti diversi dipendenti della raffineria. «E ne attaccheremo ancora, perché siamo arrivati in una fase decisiva per la sorte lavorativa dei dipendenti e abbiamo bisogno della vicinanza o almeno dell’attenzione dell’opinione pubblica e della politica mantovana», spiega uno dei rappresentanti della rsu, Stefano Lodi Rizzini.

La “fase decisiva a cui fa riferimento Lodi Rizzini è la scadenza di marzo, quella che «se tutto tace, porterà circa 150 persone alla mobilità, che significa disoccupazione». Marzo non è affatto lontano come il calendario potrebbe suggerire, perché per evitare l’esito più drammatico per quei 150 dipendenti (e quindi per le rispettive famiglie)c’è una sola possibilità: un piano industriale che preveda la reindustrializzazione dell’area. In altre stagioni avremmo pensato anche ad altre soluzioni, la ricerca di un altro posto di lavoro: ma in questa fase, almeno dalle nostre parti, questa strada appare decisamente problematica.

«La cosa preoccupante – dice Lodi Rizzini – è che ancora non è stata trovata una soluzione. Certo, ci sono ipotesi in campo, ma a questo punto è giunto il momento di arrivare a passi concreti. Noi chiediamo che il vertice in Regione per la presentazione dei piani dell’azienda, l’incontro che dovrebbe entrare nel merito delle scelte per il futuro e che possa far capire quali siano le prospettive per noi dipendenti, si tenga tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre. Per la verità, speravamo si tenesse in giugno, ma anche la fine d’agosto può andare. La cosa importante è che si trovino soluzione concrete e concordate in sede regionale» .

La primavera scorsa, a oltre un anno dall'inizio della cassa integrazione per gran parte dei circa 390 dipendenti, un nuovo spiraglio è sembrato aprirsi per decine di lavoratori rimasti senza posto e per il futuro occupazionale della città. Le indiscrezioni riportavano che due aziende sarebbero interessate a impiantare in strada Cipata un impianto di bioraffinazione. La conferma, peraltro, era arrivata alla Gazzetta di Mantova dal segretario provinciale della Cgil, Massimo Marchini. Proprio la bioraffinazione sembra essere la strada più ricca di promesse concrete individuata da Ies e Sofit, la società che per conto dell’azienda ha il compito di attrarre investitori per la reindustrializzazione.

Ma chi rischia di diventare disoccupato tra meno di un anno non si accontenta di promettenti ipotesi.

«Noi ci aspettiamo che vi sia la riconversione, che si guardi avanti – dice Lodi Rizizni – L’azienda sta pagando da mesi una società specializzata nel cercare soluzioni alternative e sta arrivando il tempo di arrivare al dunque. La posta in gioco è elevata innanzitutto per il futuro produttivo della città. Ma siamo anche preoccupati per le condizioni economiche delle famiglie di chi rischia di perdere il posto di lavoro. Sarebbe un disastro sociale».

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