«Mostrate il progetto su Sant’Andrea»

Italia Nostra lancia un appello al vescovo Busti. Il docente del Politecnico Carpeggiani: «La sovrintendenza sia severa»

MANTOVA. Perplessità. Preoccupazione. Il progetto non lo ha visto ancora nessuno, tranne gli autori, il committente e la sovrintendenza, ma l’idea della diocesi di realizzare una vasca battesimale di quindici metri quadrati all’interno della concattedrale di Mantova, Sant’Andrea ha messo in pre allerta Italia Nostra. «Prima di esprimere un giudizio, naturalmente, è necessario vedere di che si tratta – dice il presidente dell’associazione, Sergio Cordibella – I pochi elementi che conosciamo, vale a dire le possibili dimensioni e la collocazione, ci preoccupano. Le dimensioni mi sembrano piuttosto consistenti e considerando la delicatezza del luogo dove verrebbe inserito il manufatto le perplessità vengono sorgono spontanee. Forse potrebbe aiutare la conoscenza del progetto, si aprirebbe un dibattito basato su ipotesi concrete. Ma il progetto dovrebbe essere illustrato pubblicamente ora, non dopo le valutazioni della sovrintendenza. Insomma, meglio la trasparenza ».

È prudente Cordibella. Ovvio. Italia Nostra non ha in mano nemmeno le bozze del progetto di vasca battesimale che il vescovo Roberto Busti vuole inserire nella concattedrale per un adeguamento liturgico indicato dal Concilio Vaticano II (che risale alla prima metà degli anni Sessanta). Progetto e portata dell’investimento, sono per ora top secret. L’intenzione delle diocesi è di presentare tutto quando sarà terminato il confronto con la sovrintendenza di Brescia.

Solo l’opposizione al progetto espressa pubblicamente dallo storico Rodolfo Signorini e dall’ex presidente del Tribunale, Giovanni Scaglioni (che hanno anche scritto una lettera - appello al vescovo) ha fatto trapelare l’esistenza di questo progetto. Ma le voci critiche stanno aumentando.

Se Italia Nostra non si spinge a esprimere un giudizio in assenza di documentazione, il docente di Storia dell’architettura del Politecnico di Milano, il mantovano Paolo Carpeggiani, è più esplicito.

«Io proprio non riesco a capire le ragioni di questo intervento, ci sono cose molto più urgenti come le chiese danneggiate dal terremoto del 2012 – spiega lo studioso, autore di un volume dedicato alla concattedrale scritto assieme a Chiara Tellini Perina, scomparsa nel 2009 e considerata la più grande storica dell’arte mantovana – Auspico che la sovrintendenza guardi con estrema attenzione e valuti la compatibilità di un intervento del genere in una chiesa che fa parte del patrimonio Unesco. E non riesco nemmeno a capire le ragioni di questo modo carbonaro di fare le cose. Sant’Andrea appartiene al patrimonio storico e artistico della città. Insomma, si presenti pubblicamente il progetto e si dica quello che si vuole fare all’intera comunità. Tanto più che stiamo parlando di una vasca che verrebbe utilizzata una sola volta all’anno».

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