Mantova, lo storico Malacarne boccia la vasca in Sant’Andrea. «I mantovani insorgano»

Ancora polemiche sul progetto della diocesi di  inserire nella basilica la struttura di 15 metri quadrati. Al direttore di Civiltà Mantovana si affianca il docente Carlo Prandi. Secondo Malacarne  «si cancellerebbe l’identità di Alberti. E solo per un battesimo all’anno». E Giuliano Longfils si rivolge al sindaco Mattia Palazzi: fermi il vescovo Busti 

MANTOVA. «Quella costruzione dalle dimensioni invasive cancellerebbe parte dell’identità di Sant’Andrea. Spero che i mantovani insorgano contro questa decisione». Continua a far discutere il progetto della diocesi di realizzare una vasca battesimale di quindici metri quadrati all’interno della basilica di Sant’Andrea. A intervenire sulla questione è ora lo storico Giancarlo Malacarne, direttore della rivista Civilità Mantovana. Malacarne boccia il progetto voluto dallo stesso vescovo Roberto Busti. «E preciso che anche il professor Carlo Prandi, illustre studioso e storico delle religioni, condivide totalmente questa posizione, anche se impossibilitato a firmarla trovandosi lontano in vacanza» scrive Malacarne in calce alla sua nota inviata alla Gazzetta di Mantova.

« Un paio di anni or sono – scrive – lessi uno splendido libro scritto da padre Nicola Bux, pastore molto vicino a papa Benedetto XVI, intitolato "Come andare a Messa e non perdere la fede", che prendeva in considerazione storture e aberrazioni proprie del nostro tempo in ordine agli aspetti strettamente liturgici, ai gruppi di preghiera, agli stravolgimenti che parroci inadeguati effettuavano nel contesto sacrale delle chiese. Alla luce degli accadimenti di questi giorni, scriverò a padre Bux segnalandogli una questione prettamente mantovana con la quale aggiornare eventuali ristampe del suo volume».

«La riforma di papa Benedetto XVI – prosegue – mirata al superamento delle "deformazioni al limite del sopportabile (Summorum Pontificum)", era volta a evitare che la liturgia potesse essere "fabbricata", tutelando il diritto di Dio ad essere adorato come lui vuole, invertendo la pericolosissima tendenza a creare riti contingenti che solo assecondano i bisogni dell'uomo o dell'assemblea. Mi riferisco all'incredibile affaire che vorrebbe un adeguamento liturgico attuato attraverso la costruzione nella basilica concattedrale di Sant'Andrea di una vasca per i battesimi degli adulti di dimensioni invero invasive, che verrebbe a cancellare parte dell'identità del tempio di Leon Battista Alberti, il quale tempio, non è di proprietà della Curia Vescovile, bensì mio e dell'umanità».

«Battesimo degli adulti? Forse statisticamente se ne riscontrerà uno all'anno – argomenta – Che tristezza pensare che tanta proposta venga addirittura dall'autorità ecclesiastica (non mantovana e pertanto poco legata alle nostre tradizioni e monumenti: amare è anche difendere ciò che è parte viva della nostra cultura e storia). Il "segno", Monsignore, lo ha già lasciato legando il suo nome ai restauri della basilica; che bisogno c'è di nuove lapidi ed annesse gratulatorie?».

Malacarne non si ferma qui. «Ragione pastorale – scrive – Se il battistero non lo consente per ragioni di esiguità di spazi, nel battesimo di più bambini o adulti previsto dalla forma ordinaria del rito romano, i familiari si disporranno ai banchi della navata per la prima parte della liturgia, in prossimità dell'ambone; dopo i riti introduttori e la liturgia della parola si formerà la processione al battistero ove è il fonte battesimale, come previsto dal Caeremoniale Episcoporum. Nessuna esigenza funzionale giustifica la collocazione di altro fonte o vasca nel presbiterio o accanto ad esso».

«Ora penso ai Cavalieri del Redentore – prosegue – penso al Preziosissimo Lateral Sangue di Cristo; penso alle mille vicende che si sono concretizzate nel tempio senza mutare nulla del progetto architettonico originario (se si esclude la cupola, ma lo Juvarra non era l'ultimo degli architetti), e mi ritrovo angosciato per quello che di inutile si paventa di fare in un sito patrimonio dell'umanità. E come risposta alla protesta ormai dilagante ecco il monito sibilante: ognuno s'interessi dei fatti propri che del monumento si occuperanno la Curia e la Soprintendenza. Invito i mantovani ad insorgere contro questa clamorosa decisione».

Malacarne fa un riferimento ad un parroco di Sant’Andrea che ha lasciato un segno forte nella comunità cattolica mantovana: «La morte ha rapito Monsignor Ulisse Bresciani troppo presto. Gli ha tuttavia risparmiato l'onta di veder profanata la sua basilica da un inutile, inaccettabile orpello».

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