Sant’Andrea, ecco la vasca: «Progetto non invasivo»

Arrivano le prime simulazioni dell’interno della basilica con il fonte battesimale La Diocesi: «Altezza di soli 20 centimetri e il pavimento non sarà bucato»

MANTOVA. «Il nostro intento non è quello di sfidare la comunità con questo progetto. Desideriamo che tutti siano a conoscenza di quanto abbiamo intenzione di realizzare». Con questa premessa parte la replica della Diocesi di Mantova alle accuse piovute riguardo al progetto di costruzione di una vasca battesimale, riservata agli adulti, all’interno della basilica di Sant’Andrea.

«Il progetto non è stato sviluppato soltanto dal vescovo - spiegano monsignor Claudio Giacobbi e monsignor Giancarlo Manzoli, della diocesi mantovana - ma è lui che ne cura il progredire e se ne assume la responsabilità. Ma su di esso sta lavorando un intero team di esperti». Nel dettaglio il coordinamento dei lavori è a cura dell’architetto Giorgio Della Lunga, esperto della consulta dell’ufficio liturgico nazionale, mentre la realizzazione della vasca, qualora dovesse essere approvata, verrà seguita dall’architetto Paolo Zermani di Parma, professore ordinario di composizione architettonica all’università di Firenze, con la consulenza liturgica di don Luigi Girardi, preside dell’istituto di liturgia pastorale di Padova. Zermani ha alle spalle una lunga esperienza di interventi su luoghi sacri e ha contribuito tra l’altro al completamento e restauro del monastero di San Salvatore a Camaldoli in piazza Tasso a Firenze, ma ha anche già lavorato nel Mantovano, con la riqualificazione delle piazze Matilde di Canossa e Teofilo Folengo a San Benedetto Po.

Come sarà realizzata dunque la vasca battesimale per adulti in Sant’Andrea? La struttura, come si legge nella nota tecnica fornita dallo stesso Zermani, è pensata nel transetto nord-ovest (lungo 23,5 metri e largo 16,3), in prossimità dell’ingresso di sinistra, quello che dà su piazza Leon Battista Alberti. La vasca, di forma rettangolare, verrà realizzata in marmo rosaceo di Verona e sarà larga 4,7 metri e lunga 2,7. In caso di costruzione definitiva si presenterà al pubblico come vasca di spessore ridotto, si parla di circa venti centimetri di altezza, sollevata da terra attraverso un supporto alto cinque centimetri. Una piccola rampa di tre gradini consentirà l’accesso al fonte battesimale, che sarà riempito con un velo d’acqua di circa dieci centimetri: «L’altezza da terra è molto ridotta - spiegano ancora Giacobbi e Manzoli - e in paragone le sedie presenti nella basilica sono molto più invasive a livello architettonico. In più ci teniamo a sottolineare che il pavimento non verrà bucato dato che la vasca sarà soltanto appoggiata e rimovibile all’occorrenza. Il gesto del battesimo sarà simbolico, non è necessario immergere del tutto il corpo».

Anche la posizione scelta non è casuale: «Vicino alla porta, per simboleggiare l’ingresso di una persona nella comunità cristiana. La persona poi riceve lo Spirito Santo con il battesimo e si incammina verso l’altare, che simboleggia l’eucaristia, passando sotto agli affreschi raffiguranti il battesimo di Gesù e l’incontro con la samaritana, posizionati sui due pilastri di sostegno della cupola tra i quali dovrebbe essere collocata la vasca». Ma il condizionale è ancora d’obbligo al momento: «Si sta ancora ragionando sulla fattibilità del progetto. Ci aspettavamo posizioni diverse al riguardo, ma in caso di parere positivo vogliamo confrontarci con tutti coloro che avranno osservazioni da fare in merito al fonte battesimale». Che tempi potranno esserci dunque? «Un mese fa - chiariscono Giacobbi e Manzoli - è stata presentata la domanda, cui hanno fatto seguito incontri con il vescovo e il sovrintendente di Brescia, sia quello vecchio che l’attuale. Ora tocca a loro esaminare il progetto, la normativa prevede una risposta in massimo quattro mesi, ma potrebbe arrivare anche prima».

Perché finora non si era pensato a una vasca per adulti? «La tradizione del battesimo per gli adulti è tornata di recente. Serve per inserire nella comunità cristiana individui provenienti da altre religioni, soprattutto il sabato santo. Non vogliamo imporre un cambio della configurazione della chiesa, ma far sì che anche questa comunità cristiana possa lasciare un segno tangibile».

Nicola Artoni

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