Centrale sul fiume Mincio: è il giorno del verdetto

Esito praticamente scontato per la conferenza dei servizi convocata in Provincia I sindaci di Marmirolo e Volta ribadiranno il no: incompatibile con il paesaggio

MARMIROLO. Oggi dovrebbe essere il giorno del niet alla centrale idroelettrica di Pozzolo. La Provincia ha infatti riconvocato quella che dovrebbe essere l’ultima conferenza dei servizi sul progetto presentato dalla ditta Hpe di Caprino Veronese, che vorrebbe sfruttare un salto d’acqua nella zona del Vecchio mulino per una centrale con potenza di un megawatt.

Dopo un primo progetto bocciato, sulla sponda di Volta, la ditta ne ha presentato un secondo con baricentro la sponda di Pozzolo. Ma la correzione del tiro non è bastata a far cambiare parere agli enti interessati, tutti contrari. I Comuni di Marmirolo e di Volta, il Parco del Mincio e la Sovrintendenza, appoggiati dagli ambientalisti di Italia Nostra attorno ai quali si è anche costituito un comitato, hanno intenzione di ribadire il loro no.

Più soft la posizione di Aipo, l’agenzia interregionale per il Po, che ha chiesto di approfondire alcuni aspetti tecnici. Anche il settore pianificazione della Provincia, preso atto della discussione della Commissione paesaggio provinciale, ha espresso un parere non positivo. Il progetto della Hpe prende di mira una delle aree più belle da un punto di vista naturalistico e paesaggistico. A scendere in campo sin dalle prime battute, a tutela dell'ambiente fluviale e del paesaggio irripetibile di una zona dove ancora esistono vecchi mulini cinquecenteschi, la sezione provinciale di Italia Nostra che sottolinea l’incompatibilità della centrale con il paesaggio e con l’ambiente circostante.

Il nuovo progetto prevede 100 metri di lunghezza della traversa sul fiume, circa 20-25 metri di larghezza a cui vanno aggiunti la traversa e la scala dei pesci in sponda sinistra, oltre 2 metri fuori terra e 10 interrati, cui si aggiungono i diaframmi di fondazione, 8.700 metri cubi di terra asportata, circa 8mila metri cubi di cemento e 590mila chili di ferro d'armatura.

«La deviazione di una parte dall'alveo naturale, ridurrà drasticamente la portata del ramo secondario che raggiunge i vicini mulini del '500, cosa che rischia di provocare danni ingenti all'ecosistema, nonché l'annullamento del valore storico-culturale dei mulini» afferma Sergio Cordibella, presidente di Italia Nostra Mantova.

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