Mantova, colora le sue opere con le gocce di caffè. Nome d'arte Bernulia

Giulia Bernardelli, di Porto Mantovano, dipinge solo con la bevanda nera e i cucchiaini. Ha già contratti con Segafredo, Lavazza e Washington Post

PORTO MANTOVANO. Caffè, liquido o in polvere, ma anche miele, cioccolato, spezie ed erbe aromatiche al posto dei colori, e cucchiaini, dita, stuzzicadenti invece che pennelli. Sono gli strumenti di lavoro di Giulia Bernardelli, in arte Bernulia, capace di trasformare sul suo tavolo bianco l'amata bevanda nera, usata come inchiostro, in creazioni artistiche, da volti di personaggi famosi a star hollywoodiane o frammenti di storie fiabesche e sogni. Giulia ha 28 anni, vive a Porto Mantovano, ha studiato all'Accademia di belle arti di Bologna, lavora al bookshop di palazzo Ducale e organizza corsi alla libreria della galleria Einaudi.
Un anno e mezzo fa ha cominciato l'avventura con il caffè, in poco tempo si è fatta conoscere agli utenti della rete tramite il profilo Instagram dove pubblica le opere in tempo reale, e ha già strappato contratti importanti all'estero, mentre a Mantova e in Italia ammette di avere più difficoltà nel farsi strada.

«Sono sempre stata abbastanza precisa e scrupolosa - racconta - e con una particolare manualità, anche se non ho mai avuto un insegnamento vero e proprio e forse è stato un bene, perché ho costruito uno stile molto personale. Ho cominciato a disegnare con materiali scoperti casualmente, dal finocchietto selvatico, a foglie e fiori, mi guardavo attorno e vedevo come se ci fossero pennellate già fatte, utilizzabili per creare qualcosa d'altro».
Poi la condivisione dei risultati finali su internet. «La gente ha iniziato a conoscermi un po' di più, e negli ultimi tempi sono arrivate le prime proposte lavorative». Tra le quali quelle del Washington Post «per cui dovrò fare un'illustrazione con il pomodoro», Segafredo, e Lavazza «che mi hanno chiamato dalla sede americana di New York per fare una performance con il caffè. Vengo contatta dall'estero e non dall'Italia, dove non ci sono gli stessi riconoscimenti».


Il caffè è il materiale che Bernulia ha approfondito di più. «Che sia liquido o in polvere – spiega - mi piace l'idea di una composizione finale che deve raccontare una storia, e quindi tengo al fatto che sia molto coerente anche con utilizzo di strumenti, non uso pennelli ma strumenti da cucina come cucchiaini, dita, stuzzicadenti. Parto da un'idea, ad esempio un sogno che ho fatto, inizio dalle figure per poi rovesciare il caffè e unire il tutto».
Per l'artista la caratteristica più importante è il fatto che si tratti di opere effimere, che non rimangono e non sopravvivono al tempo. «Vengono catturate con una fotografia nel momento migliore e poi smettono di esserci, come una magia. Quanto a tempi di realizzazione, posso volerci dai dieci minuti alle quattro ma anche dieci ore, e il tutto prende forma sempre sullo stesso tavolo bianco. L'arte del resto ha fatto sempre parte della mia vita – confida alla fine - mio papà ha una galleria d'arte, mia madre è bravissima con la manualità, e a me viene spontaneo».
Tra le richieste più recenti c'è stata quella di un privato di Dubai, che le ha ordinato uno skyline, naturalmente fatto con il caffè. Per contatti: bernulia@gmail.com. (elena caracciolo)
 

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