Arrivati 14 profughi a Bozzolo, dubbi sull’idoneità della villetta

I carabinieri davanti alla villetta

Il sindaco al lavoro per le verifiche dei requisiti per l’accoglienza, subito una nota alla prefettura. Il racconto degli ospiti: «Duemila euro per attraversare l’Africa, ora vogliamo restare in Italia»

BOZZOLO. Sfuggiti dalle zone di terrorismo della Nigeria, hanno inseguito il loro sogno per otto mesi realizzandolo finalmente a luglio quando sono giunti in Italia dove vorrebbero restare. È questa la sintesi del primo scambio di parole con un ragazzo di 21 anni che per primo ha raccontato le sue vicissitudini insieme ad alcuni altri. Ma è stato difficile parlare.

Quando i primi 7 sono arrivati verso mezzogiorno, il responsabile della associazione di volontariato Pobic Giancarlo Nolli ha fatto chiudere il cancello dalla volontaria Melinda arrivata poco prima a bordo di una Mercedes Slk. «Sono ammessi all'interno solo gli addetti». Ma mentre Nolli ripartiva con un pullmino e un'auto della Pobic per prelevare altri 7 profughi, ecco i primi sul balcone, con la voglia di parlare. Rompe il ghiaccio il 21enne che faceva l'elettricista in Nigeria. Dice che ha pagato 2mila euro per il viaggio dalla Nigeria, attraversando il Niger, la Libia, fino all'Italia.

Racconta la tristezza di aver visto morire anche amici nel viaggio infinito che aveva intrapreso. Vengono tutti da Volta Mantovana. Spiega di essere stati in un agriturismo, ma che non ci stavano tutti così alcuni dormivano in tenda. Scherza volentieri invece un muratore di 26 anni nel suo inglese "mi piacerebbe sposare una white woman" . Un altro di 23 anni ha messo gli occhi invece sul campo sportivo dell'oratorio che sta al di là della strada e parla di calcio. Chiede un po' ingenuamente se anche a Bozzolo c'è un fiume in cui nuotare. Dicono di non avere neanche un euro in tasca, ma il dialogo si interrompe all'arrivo del consigliere Ludovico Fornasari della Lega.

Vuole rendersi conto della situazione. Attacca il sindaco perché lo trova latitante nella situazione e vorrebbe vederlo controllare la palazzina. Arriva brevemente anche il locale comandante dei carabinieri, maresciallo Battachiari. L'ha sollecitato il sindaco che fa sapere di essere al lavoro per trovare tutti i documenti relativi alla palazzina ospitante. Il maresciallo dice anche lui di non sapere neppure di cosa stia succedendo ma che ci sarebbero 4 profughi in più. Intanto suonano le 13.30 e arriva Nolli con un dipendente della Pobic. Trasportano altri 7 profughi anche loro tutti inferiori ai 30 anni. La storia si ripete e non si può entrare a controllare.

Poco dopo tornano a sentirsi rumori di martello pneumatico e flessibile. Fornasari, che sta fotografando uno scarico fresco di sistemazione provvisoria osserva «ecco perché solo la stampa autorizzata può entrare. Stanno probabilmente lavorando ancora anche se sono già arrivati». Poi prima di tornare al lavoro Fornasari parla di come la questione immigrazione stia talora diventando un business come dice il Camilliano Padre Zambotti.

In questo caso vorrebbe che il Comune si facesse dare dalla cooperativa responsabile dei profughi una fidejussione da incamerare qualora succeda qualcosa. Intanto nel "Palazzo" ci sono mal di pancia in giunta per come il Comune è stato scavalcato dalla prefettura e ignorato dall'Asl. Non si esclude qualche protesta esemplare e si pensa ad un consiglio dopo Ferragosto.

Torchio sta per inoltrare alla prefettura una nota minuziosa sull'immobile di via Giuseppina 14, la palazzina a 2 piani che accoglie i profughi fino al 31 dicembre, prorogabili per altri 12 mesi a 34,50 euro giornalieri ognuno. La palazzina è attualmente affittata dalla Cooperativa Ambrosia Onlus con sede al civico 19/21 di via Volontari del Sangue (come la Pobic) a 100 euro annui dalla signora G.C. (di Suzzara). È ad uso ufficio dal 1989 e il contratto prevede locazione ad uso non residenziale. Attualmente non risulta né variazione d'uso né concessione in comodato a Pobic. Il Comune ha saputo inoltre che un sopralluogo Asl del 6 agosto scorso l'ha ritenuta idonea ad ospitare non più di 10 persone. (a.p.)

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