L’istituto di Sospiro vuole il saldo, la battaglia finisce in Cassazione

Nodo del contendere 40mila euro non pagati per un’anziana ospite ormai deceduta. Lo scontro giudiziario con il Comune prosegue con un nuovo ricorso da parte della casa di cura

MARCARIA. L’istituto di Sospiro non demorde. E vuole a tutti i costi recuperare le rette non pagate da una donna indigente, ora deceduta, che abitava a Cesole. Dopo la “sparizione” dei parenti della donna, affetta da ritardo mentale e gravi problemi fisici, la casa di cura cremonese è andata a batter cassa all’Asl di Mantova e al Comune di Marcaria, chiedendo di far fronte alle spese, oltre 40mila euro, ma tribunale di Mantova, Tar, e Corte d’Appello hanno sempre respinto i ricorsi.

Ma a Sospiro non si danno per vinti. E ora è stato presentato ricorso in Cassazione.

La storia ha inizio nel 1953, quando una ragazzina di 12 anni viene ricoverata all’istituto ospedaliero di Sospiro. Le viene diagnosticata una patologia mentale che a quei tempi, non suggerisce altra strada se non il ricovero in una struttura per lungodegenti. A pagare la retta all’istituto per tanti anni pensano i familiari più stretti, il fratello in primo luogo, poi, alla loro scomparsa, altri familiari che vivono in provincia di Savona. Per due anni, però, dal 1 giugno 2008 al 31 settembre 2010, si crea un buco nei pagamenti. Nessuno fa fronte alle rette dell'istituto ospedaliero di Sospiro, la cui amministrazione non sta a guardare e comincia a bussare alla porta di Marcaria, per un insoluto di 42mila euro. Perché a Marcaria?

Perché la legge italiana dice che in caso di insolvenza dei parenti, il pagamento è a carico dell’ultimo Comune di residenza del malato prima del ricovero. Questo però soltanto se le prestazioni sono di natura socio-assistenziale, mentre in caso di prestazioni esclusivamente sanitarie, l’obbligo di pagare passa invece all'Asl.

Questioni tecniche, per cui si cammina su un fil di lana. Ben più grosso, però, l’impegno economico che si paventava all’orizzonte per le casse dell’amministrazione oggi retta pro tempore da Carlo Alberto Malatesta, dopo la morte di Carlo Orlandini.

Da qui la raffica di ricorsi giudiziari che sembrano non avere fine. D’altra parte la posta in gioco non è robetta.

Il Tar aveva dato ragione al Comune di Marcaria, perché ha considerato che, in ogni caso, agli enti pubblici serve un ampio preavviso per inserire la spesa nel bilancio, che a Marcaria non era stato dato. Ma l’istituto non aveva mollato con le richieste, appellando la sentenza al Consiglio di Stato e chiamando, inoltre, in causa Marcaria davanti al Tribunale ordinario di Mantova per le proprie competenze, successivamente maturate, e in continuo accrescimento. Le motivazioni della sentenza erano però tali però da far correre il rischio al Comune di Marcaria, di un “giudicato implicito” che potrebbe vederlo individuato, al posto del Servizio sanitario nazionale, quale soggetto responsabile del pagamento dalla data della sentenza per il futuro.

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