Mantova, sbarcano in segreto altri 45 profughi

Ospiti di un hotel a Virgiliana all’insaputa del Comune. L'ira di Palazzi che manda i vigili:«Sbagliato non coinvolgerci nell’accoglienza»

MANTOVA. Che fossero in arrivo altri profughi, 360 per il Mantovano, la Prefettura l’aveva anticipato una decina di giorni fa. Ma senza fornire alcuna indicazione sulle località di destinazione. In questa atmosfera di informazione al contagocce negli ultimi giorni alla Virgiliana, quartiere a ridosso dell’area industriale della città, si sono insediati 45 profughi bengalesi, pakistani e afghani, ospiti di un hotel pizzeria, il Maragò. Una sistemazione che la Prefettura ha delegato alla cooperativa sociale Olinda di Medole. Il tutto all’insaputa dei residenti e della stessa amministrazione comunale.

Cosa che non ha mancato di suscitare reazioni. Gli abitanti dalla loro hanno manifestato sorpresa e un comprensibile senso di incertezza. Netta la presa di posizione del sindaco. «Non sta né in cielo né in terra che arrivino più di quaranta immigrati in un quartiere e il Comune non ne sappia nulla – ha sferzato Mattia Palazzi – intanto sono troppi: ho già chiesto alla Prefettura di ridurne il numero». Lunedì 17 agosto nel pomeriggio il comando della polizia locale ha inviato nell’hotel una squadra di agenti per fare accertamenti sul numero di immigrati presenti, sulla loro provenienza, sui termini del contratto stipulato tra cooperativa e proprietà, e sull’idoneità della struttura. Intanto le prime osservazioni degli agenti: il gruppo di profughi – parte di nuova immigrazione, parte proveniente da altri siti di accoglienza – si presenta molto tranquillo.

«La nostra amministrazione non ha intenzione di fare populismo sulla pelle dei profughi, ragazzi che hanno la sola colpa di essere meno fortunati di noi – ha dichiarato il sindaco – ma destinare 45 immigrati tutti insieme in un hotel, peraltro chiuso, il Maragò, senza dire nulla al Comune e senza parlare con il quartiere, è il modo migliore per creare un clima negativo e di preoccupazione nelle persone». Cosa assolutamente vera. Lo dice il fatto che ieri alcuni residenti, e il presidente del comitato Peter Pan, Claudio Spaggiari, hanno contattato le istituzioni, e anche la Gazzetta, per cercare di sapere qualcosa della popolazione arrivata all’improvviso nell’hotel.

«Siamo contrarissimi a gruppi così numerosi accolti in una sola struttura: chiedo subito che si alleggerisca il carico già nei prossimi giorni – insiste il sindaco – non è accettabile che la cooperativa abbia deciso senza preventivamente coinvolgere il settore dei servizi sociali e il sindaco. Nessuno ci ha avvertiti, a Mantova non si lavora così, lo voglio dire chiaramente». L’unica traccia dei profughi arrivata in Comune è la relazione dell’Asl al termine della sua ispezione al Maragò. Secondo i tecnici sanitari l’hotel sarebbe autorizzato ad ospitare fino a 24 ospiti, o fino a 39 se fornito di certificato di prevenzione incendi. Numeri comunque sforati: ieri erano alloggiati in 45.

«Verificheremo la presenza di tutte le caratteristiche previste nel regolamento igienico sanitario del Comune – tiene a precisare Palazzi, che ha chiesto di vedere anche il contratto di affitto fatto dalla cooperativa con il responsabile del Maragò – se non sono state tutte rispettate interverrò con un’ordinanza».

Il sindaco ha anche chiesto alla cooperativa Olinda di inviare il piano di assistenza previsto, quanti operatori siano sul posto, in che orari, quali attività facciano e quando nell’arco della giornata. «Non vogliamo che per quindici ore al giorno ore al giorno questi ragazzi stiano a fare niente, serve un piano serio di accoglienza – conclude il sindaco – serve a loro e serve a tutta la città sapere che non sono lasciati a loro stessi, senza parlare una parola di italiano. Tutti i Comuni, in base alla propria capacità devono accogliere, solo così si garantirà pienamente assistenza e sicurezza».

Nessuno scontro istituzionale con via Principe Amedeo, comunque. Palazzi punta il dito più che altro contro la cooperativa che, contattata da un nostro cronista lunedì 17, ha risposto laconica: «Siamo tenuti alla riservatezza, dovete sentire la Prefettura». Nella stessa serata la coop ha chiesto un incontro al Comune.

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