Noi e il nuoto: per i campioni c'è la piscina, gli altri nel lago

Un meraviglioso racconto degli anni

MANTOVA. “Mia imparàr a nodàr che dopo ta t’neghi”: non imparare a nuotare che dopo t’anneghi, si preoccupava, con personalissima logica, la mamma del cronista vostro, invece disobbediente e in grado di reggersi dignitosamente a galla, scuola autogestita al Sapét, il bagno pubblico prebellico (seconda guerra mondiale). Naturale, con tanta acqua intorno allora balneabile, che i mantovani nuotassero e sul serio. Nel 1952, dunque appena ieri, la Canottieri Mincio aveva una squadra in serie A, finendo addirittura al secondo posto nel campionato italiano, dietro la Canottieri Napoli dei famosi fratelli Bubi e Fritz Dennerlein. Tra gli avversari, il napoletano Carlo Pedersoli, ben lontano da diventare Bud Spencer.

Governava la squadra biancorossa Enzo Dall'Oglio, per tutti soltanto “Cialento”, che nella vita quotidiana vendeva radio, televisori e le prime lavatrici. Rivelazione d’allora Gino Baraldi, classe 1936, ranista, tricolore nei 200 metri, tempo-record nazionale, azzurro per Italia-Spagna 1953, nella 4 x 100 mista, con un altro mantovano della Cano, Gianni Lizzari.

Per gli altri “tritoni”, come li chiamava la Gazzetta, vado a memoria, sperando quindi d’essere perdonato per i dimenticati: Vico Sartorelli, Gianni Fusato, “BurroAlbertoni, Alberto Boccafoglia, Ubaldo Saviola, Sergio e Ugo Mantovani. Non posso trascurare certo Eugenio Camerlenghi e Marzio Achille Romani, proprio gli accademici virgiliani d’oggi. Mi fermo a quella straordinaria generazione, uscita dalla guerra, mentre ci si erano trovati in pieno i pionieri: Aldo Guadagnin, Gino Beduschi, Attilio Previdi ed Arsinoe Benà, entrato poi nella storia del Mantova calcio come massaggiatore. Quella della Cano era un’élite natatoria, da piscina, che manteneva le distanze dall’altro nuoto, proletario e ruspante, praticante dove capitava: laghi, Palcarèl, Fossa Serena, fiumi, fossi. Silvano Bergamaschi, indimenticato direttore di tipografia Citem/Gazzetta, raccontava di essere stato trascinato dalla corrente dentro il Vasarone, uscendone senza danni nel lago di Mezzo. Sportello miracoli sempre aperto.

Ma l’altro nuoto aveva un personaggio di riferimento, Bruno Moccogni, sede la Riva dei Bruti/Brutti, promotore del festival agonistico, la Gran Fondo Grazie-Mantova, otto chilometri, partenza dal Balansòn delle Grazie, arrivo al Dopolavoro Ferroviario.

Riuscivano a farla dal 1953 al '58, sempre in agosto, motivo dominante il confronto tra Lino Bindelli, inizialmente “Bindlìn” e Walter Bellardi, chissà perché “Jean Belard”, i francesi erano molto di moda: si dividevano le vittorie e la rivalità, accentuata dal codazzo del pubblico che seguiva la gara in barca, con angurie e vivande varie. Il cronista vostro continua a credere a Fredòn, il poeta Alfredo Facchini, quando sostiene di averle disputate tutte. A nuoto. È un amico.

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