Un papato tutto nuovo. «Così Papa Francesco abbatte la frontiera fra Chiesa e umanità»

Giovanni Nicolini parla della «più grande riforma di sempre». Raniero La Valle: «Lui è il riscatto dalla società del denaro»

«Parlare di Bergoglio è un rischio ma abbiamo voluto correrlo». Esordisce così Giovanni Nicolini davanti ad una platea di ottocento persone in piazza Castello. "Un papato tutto nuovo" è il tema dell'incontro scelto come conseguenza di una realtà che sta cambiando: «Il vescovo di Roma sta riproponendo la tradizione più antica, che non è entrare nella consuetudine del passato, ma essere presi per mano in una fioritura imprevista.

«Una delle cose più singolari è l'affievolirsi di una frontiera tra la Chiesa e l'umanità. E ogni volta che Francesco fa un gesto lo sentiamo rivolto all'umanità intera». Nicolini usa parole gentili e cariche di affetto verso questo papa che ha voluto mettere al centro del messaggio cristiano i poveri. «Con lui c'è stato un passaggio epocale: la Chiesa amava identificarsi come una fortezza dalla quale Francesco ha chiesto di uscire. L'ha paragonata a un ovile dal quale si era persa una pecora. E il papa ha deciso di cercarla. Ha detto: "Conviene andarla a cercare anche perché, in realtà, ne sono uscite 99, non conviene pettinare l'unica che è rimasta"».

Applaudito dalla platea ha continuato: «Papa Francesco invita ad uscire per strada e ad andare nelle periferie mettendo al centro la categoria della povertà. Certo, per uno che viene dall'Argentina si può dire scontato. In realtà siamo di fronte alla più grande riforma della Chiesa fin dai suoi inizi». Chiarisce Nicolini che «non possiamo pretendere di comprenderla anche per lo stile pastorale di quest'uomo che preferisce la conversazione ai documenti solenni e che si consegna ai suoi fratelli di fede con i gesti, i segni, le piccole parole. Ma tutti siamo felicemente portatori di una povertà visitata dell'amore di Dio». E conclude: «È un'epoca nuova».

Raniero La Valle chiarisce che parlare di questo papa risponde all'esigenza di capirlo. «Sicuramente è il portatore di una grande novità. Un papa così non si era mai visto». È un papa che invita a lottare contro l'ingiustizia, per la libertà. «In questo c'è il riscatto di una società che ha messo il denaro al posto della persona dimenticando le famiglie reali». Per questo motivo la Chiesa nel suo dialogo con i poveri si rivolge alla totalità degli uomini. «Siamo arrivati al punto della decisione. Non possiamo perdere tempo. Quello che è venuto a fare questo papa è annunciare un Dio nuovo che da l'immagine di una straordinaria consolazione».

La riflessione di Virginio Colmegna parte dalla domanda che ognuno di noi si pone: "Dio dove sei?" per precisare che «papa Francesco ci dice che Dio partecipa alle nostre sofferenze. Parte dalle vittime. Laddove ci sono figli esclusivi è il grido di misericordia». Per questo «la Chiesa ha il mandato di stare nel mondo e di farsi carico delle sofferenze. Il passaggio di questo profondo cambiamento culturale è che il dolore, la sofferenza, l'ingiustizia, la povertà, ci mettono in un cammino di umanità nuova. Ciò che c'è in gioco è la dignità di noi stessi. Dobbiamo riscoprire uno sguardo umano capace di ricostruire il futuro. Il papa ci regala una grande speranza».

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