Mantova, sovrintendente favorevole alla vasca di Sant'Andrea

Il vescovo incassa l'appoggio di Stolfi. Che replica a chi è contrario alla fonte battesimale: "La questione non è il se, ma il come realizzarla. Sant'Andrea non è immutabile".  Lunga lettera per rispondere alle critiche: "Le preoccupazioni dei mantovani e l’attaccamento alla loro basilica sono legittimi e giustificati ma alcuni argomenti e toni utilizzati non sono accettabili"

MANTOVA. «L'idea che una chiesa, sia come monumento architettonico sia come luogo di culto, costituisca un testo formato e definito una volta per tutte, e quindi "immutato e immutabile”, è infondata e fuorviante. E un’architettura storica non può per principio ritenersi opera chiusa a meno di considerarla alla stregua di un reperto archeologico».

A distanza di un mese e mezzo dalle prime polemiche sulla nuova vasca battesimale che la Diocesi intende realizzare nella basilica di Sant’Andrea nell’ambito di un progetto di adeguamento liturgico, a tuonare è la voce del sovrintendente ai beni culturali di Brescia, Cremona e Mantova, Giuseppe Stolfi. In una lettera inviata ai principali oppositori del progetto (Sergio Cordibella di Italia Nostra, gli storici Rodolfo Signorini e Giancarlo Malacarne e l’ex presidente del Tribunale, Giovanni Scaglioni) e per conoscenza alla Curia Vescovile, l’architetto Stolfi precisa che il nodo della questione non è “il se” ma “il come”.

LA RISPOSTA

«Va chiaramente affermato, in punto di principio culturale – scrive infatti nella sua nota il soprintendente – che l'addizione di architettura o di arte contemporanea in un testo architettonico storico, anche di eccezionale valore, è lecita: sotto l'aspetto della tutela non è dunque in questione il se, ma il come, e il tema deve appropriatamente essere materia di discussione e opinione, meglio se informata e competente, e non già di anatema disceso da presunte verità. L'intervento per aggiunta è legittimo e ammissibile, e non può essere bollato a priori come alterazione o manomissione secondo un precostituito giudizio negativo di valore; la questione si riconduce, e non è davvero poco, all'esame e valutazione della compatibilità di un particolare progetto, rispetto a uno specifico contesto, alla luce dei criteri (propri della teoria del restauro) di minimo impatto, riconoscibilità, e reversibilità, sotto l'aspetto sia visuale che materiale; e con riguardo alla qualità architettonica, alla misura, e alla discrezione verso il contesto che il progetto è capace di dimostrare. In questo ambito si è lavorato per un lungo periodo, e ancora si sta lavorando, con la Curia e i progettisti incaricati, in spirito di costruttiva collaborazione. Questo, e non altro, è l'ambito di valutazione e il compito di giudizio che spetta alla Soprintendenza. Ne esula ogni considerazione di merito sulle ragioni di natura liturgica, che sono alla base del progetto; riguardo a queste, non si vorrà negare che un Vescovo abbia pieno titolo, e primaria responsabilità, di stabilire per la chiesa concattedrale in merito alle esigenze di culto; e che una Soprintendenza debba avere in proposito un atteggiamento di rispetto, come è giusto e deve essere secondo l'Intesa tra il Ministero dei beni culturali e la Cei...».

LE POLEMICHE

Il soprintendente valuta positivamente l’attaccamento dei mantovani alla loro basilica e ritiene «legittime» le loro preoccupazioni per uno dei maggiori monumenti della città oggetto di un intervento che intende introdurre alcuni nuovi elementi. «Non sono tuttavia accettabili – precisa però l’architetto Stolfi – alcuni argomenti e toni, con cui si è espressa l'opposizione al progetto. Conviene tralasciare i toni, pur se non può tacersi che appare davvero fuori misura appellarsi a insorgenze o a inderogabili esigenze della verità; così come il paventare, in conseguenza di un tale intervento, niente di meno che la parziale cancellazione dell'identità (parola tanto importante quanto abusata) della basilica. Più utile è ragionare sugli argomenti. La lamentata alterazione della basilica consiste nel progettato inserimento, nello spazio del presbiterio e del transetto, di un arredo liturgico composto da quattro nuovi elementi: altare, ambone, sede del presidente e vasca (o fonte) battesimale. I primi tre elementi erano già presenti, ma in forme non fisse e non definitive, dunque carenti di stabilità e dignità e non adeguate se non a una condizione provvisoria. La novità è soprattutto costituita dalla vasca battesimale, principale oggetto delle critiche: essa viene ritenuta discordante, stridente, invasiva, disarmonica e via dicendo rispetto all'architettura di Sant’Andrea, senza invero nessun altro aprioristico motivo se non che si tratta di un inserimento nuovo. Dal tenore di tali critiche, si ha chiaro il senso che nulla per esse potrebbe essere considerato concordante; e che pesi un'avversione pregiudiziale a qualsiasi nuovo inserimento, visto come illegittimo in un contesto monumentale immutabile».

LA STORIA

«... quasi tutti i monumenti di architettura – scrive ancora il soprintendente – come sono pervenuti all'oggi, sono il risultato di molte modificazioni, stratificazioni, trasformazioni che si sono sommate nel corso della loro storia, in risposta alle esigenze funzionali e artistiche delle varie epoche, che di essi hanno fatto un proprio e vitale uso. Questa è la basilare ragione per cui un'architettura storica, che è ambiente di vita e di fruizione degli uomini, non può per principio ritenersi opera chiusa, a meno di considerarla alla stregua di un reperto archeologico».

«Il moderno restauro dei monumenti – si legge in un altro passaggio della lettera – ammette che tali modificazioni possano oggi essere apportate operando per rispettose aggiunte, senza nulla distruggere, menomare o rimodellare del testo architettonico consegnato dalla storia, come invece si attuava nei secoli passati».

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