Incassò 277mila euro per i nulla osta di 53 clandestini

Favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: con questa accusa sono finiti a processo Giuseppe Truzzi, 53 anni, imprenditore agricolo di Guidizzolo e il complice indiano Gurmee Singh

GUIDIZZOLO. Favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: con questa accusa sono finiti a processo Giuseppe Truzzi, 53 anni, imprenditore agricolo di Guidizzolo e il complice indiano Gurmee Singh, detto “Baba” di 62 anni. Nell'indagine anche un altro indiano, Jagmeet Singh, 43 anni residente a Luzzara, in provincia di Reggio Emilia, ma è stato assolto. I fatti sono avvenuti a Mantova e Guidizzolo tra il 2008 e il 2013. In questi cinque anni i due imputati sono riusciti a far entrare in modo illegale nel nostro Paese quasi duecento clandestini.

Giovedì mattina, davanti al collegio giudicante presieduto da Giuditta Silvestrini, sono sfilati diversi testimoni. Tra questi l’ispettore capo della squadra mobile di Mantova Alessandro Lionetti. Il funzionario della Polizia di stato, che ha seguito l’indagine dall’inizio, ha descritto in modo chiaro il modus operandi dei due.

Tutto è partito da una denuncia presentata ai carabinieri di Guidizzolo da tale Assan Ullah, all’epoca residente a Luzzara. Quest’ultimo aveva procurato a Truzzi 53 nomi tra parenti, amici e conoscenti, disposti a pagare per venire in Italia. Ullah, per ottenere i nulla osta, aveva sborsato 277mila euro in contanti. Ottenuti i nulla osta, li aveva spediti ai 53 pakistani che aspettavano di partire. Ma dai controlli della loro ambasciata era emerso che erano tutti falsi. Da qui la richiesta di rimborso da parte del reclutatore.

Per tutta risposta Truzzi aveva consegnato degli assegni posdatati non coperti mandando in protesto anche numerose cambiali. I due si erano azzuffati. Poi la denuncia di Hullah che ha fatto scattare le indagini della squadra Mobile. E nel corso di tali indagini è emerso il “colpo grosso” messo a segno tra il 2008 e il 2012, nell'ambito dei singoli flussi annuali. Sono quasi duecento i cittadini stranieri che in questo periodo entrano illegalmente in Italia.

Ma Truzzi, secondo l'accusa, non si ferma qui. Per arrivare all'obiettivo non esita a contraffarre le impronte del timbro delle prefetture di Mantova e Cremona, impronte che poi vengono usate nella falsificazione degli atti. E non esita a proporre nominativi che non hanno alcun bisogno di utilizzare manodopera. È il caso di uno dei testimoni di ieri mattina, un insegnante di Cremona tirato in ballo da Truzzi, come destinatario di una certa quota di lavoratori stagionali.

La prossima udienza è fissata per il 12 novembre.

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