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«Solo medici ai vertici Asl». Ma i giudici dicono di no

Il ricorso di Ricci: «La prevenzione sanitaria non può andare a un biologo». Tar e Consiglio di Stato respingono. E intanto il concorso finisce nel cassetto

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MANTOVA. La premessa è: «Nulla di personale». La questione è di principio, senza alcun riferimento di valore agli individui coinvolti ma soltanto al ruolo e ai titoli. La cronaca scarna è la storia di una sconfitta doppia di un medico in causa con il suo datore di lavoro (l’Asl), prima davanti al Tar e dopo al Consiglio di Stato. Resta in piedi la questione alta. Di principio, appunto.

La cronaca: in aprile l’Asl di Mantova bandisce quattro concorsi per assegnare l’incarico di direttore di altrettante strutture complesse. Tra queste l’Area promozione della salute che è un’articolazione del Dipartimento di prevenzione medica. L’avviso pubblico prevede che, oltre ai medici, al concorso possano partecipare anche i biologi, purché abbiano competenze specifiche in epidemiologia. Così Emanuela Anghinoni, laureata in scienze biologiche e specializzata in epidemiologia, attuale facente funzioni di direttore dell’Area promozione della salute e capo-dipartimento prevenzione medica (dopo il pensionamento di Massimo Arvati). Incarico fiduciario, quello di capo-dipartimento, affidabile a chi guida una struttura complessa. Ma già così il discorso rischia d’ingarbugliarsi troppo. Il punto è che le maglie del concorso sono state allargate. Giusto o sbagliato? Opportuno o discutibile?

A sollevare la questione di principio è stato Paolo Ricci (la premessa è sua), medico specializzato in medicina del lavoro e responsabile dell’Osservatorio epidemiologico dell’Asl di Mantova. Candidato al concorso, pure. Ricci ha condensato le sue obiezioni in un ricorso al Tribunale amministrativo di Brescia, al quale ha chiesto di annullare tutti gli atti relativi al concorso. Richiesta respinta, ma intanto la selezione è stata sospesa. Niente colloquio, né a luglio (come previsto) né (forse) mai più, visto che all’orizzonte c’è il matrimonio con Cremona. Respinto pure l’appello al Consiglio di Stato, che ha fondato la sua decisione sull’evidenza chel’Area promozione della salute «è contraddistinta da una pluralità di discipline che non escludono tassativamente la competenza del dirigente biologo e che, comunque, la scelta operata dal contestato avviso di selezione rientra a pieno titolo nella sfera di discrezionalità della pubblica amministrazione».

In sintesi spinta, obiettava Ricci attraverso il suo ricorso che il concetto stesso di promozione della salute presuppone un background di tipo medico che solo la laurea in medicina e chirurgia può garantire. «Sarò forse troppo conservatore, ma penso che, pur all’interno di una necessaria interdisciplinarietà, dovrebbero essere i medici a rispondere dei problemi di sanità pubblica – ripete adesso – Prevenzione e Clinica sono le facce di una stessa medaglia, ma ora una pur legittima discrezionalità riconosciuta dal Consiglio di Stato ha consentito per la prima volta di separarle. In definitiva, dura lex sed lex, però questo pronunciamento mi pare proprio un regresso culturale e scientifico».

Asciutto il commento del direttore generale dell’Asl, Mauro Borelli: «Non ho nulla da dire se non che abbiamo applicato la legge, d’intesa con il capo del personale e il direttore amministrativo. Molto probabilmente non farò più il concorso perché la riforma è in itinere, tra due mesi l’Asl di Mantova si unisce a quella di Cremona, meglio demandare a chi arriverà l’onere e l’onore di scegliere il prossimo direttore di struttura complessa e capo-dipartimento».

Igor Cipollina

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