Operaio folgorato a Bozzolo, errore umano o cantiere insicuro: aperta l'inchiesta

La procura apre un fascicolo con l’ipotesi di omicidio colposo, per ora nessun indagato I parenti arrivati dalla Basilicata: «Lavorava in ferrovia da 37 anni, non ci aspettavamo una fine così»

BOZZOLO. I colleghi, a trecento metri di distanza, hanno visto la fiammata e sono accorsi con l’estintore, convinti che fosse scoppiato un incendio. Solo quando sono arrivati hanno realizzato la tragedia. Antonio Biagio Calderaro, 51enne di Potenza, operaio di un’impresa che si occupa di manutenzione delle linee ferroviarie – la Generali Costruzioni Ferroviarie spa) – è morto in un attimo, attraversato da una scarica elettrica di 3mila volt.

Gli è bastato sfiorare i cavi dell’altra tensione che scorrono sopra i binari, a poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria di Bozzolo. Sull’avambraccio sinistro gli è rimasto il segno dell’ustione, laddove c’è stato il contatto accidentale con il cavo elettrico. Un’ustione uguale gli è rimasta sulla gamba destra, dove la folgore elettrica è andata a scaricarsi.

Un errore umano o è stata violata la procedura di sicurezza che prevede la disattivazione dell’erogazione di energia elettrica nel settore interessato ai lavori? E perché Calderaro è salito sulla tramoggia di uno dei vagoni da manutenzione? Di questo si occuperà l’inchiesta giudiziaria aperta dalla procura che, ordinata l’autopsia, ha aperto un fascicolo d’inchiesta a carico di ignoti con l’ipotesi di omicidio colposo. Alle indagini partecipano gli operatori della Medicina del lavoro dell’Asl e della Polizia ferroviaria.

Sabato alla stazione di Bozzolo sono arrivati i familiari della vittima, accolti dai colleghi di lavoro. C’erano due dei tre figli, Cristiano ed Emanuele, 23 e 27 anni e il fratello Giovanni con il figlio. «Siamo di San Costantino, una frazioncina di Rivello – spiegano – abbiamo saputo della disgrazia dopo mezzanotte e siamo partiti subito. Biagio era il fratello più giovane in famiglia lavorava per le imprese delle ferrovie da 37 anni. Non ci saremmo mai aspettati una tragedia così». Il treno della manutenzione ferroviaria, lungo 400 metri, su cui Calderaro lavorava, veniva attivato dalle 23 alle 6 del mattino per sostituire sassi della massicciata, traversine e rotaie.

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