Il Tar bastona le big delle patatine: sì alle multe per mezzo milione

L’Antitrust aveva sanzionato Amica Chips e Pata per pubblicità ingannevoli. Ai prodotti attribuite caratteristiche salutistiche e nutrizionali e modalità di cottura non corrette

CASTIGLIONE. Il Tar conferma la bastonata ad Amica Chips e Pata. Il Tribunale amministrativo del Lazio ha ribadito le multe per più di un milione di euro inflitte dall’Antitrust a inizio anno a quattro colossi alimentari, produttori di patatine fritte, per alcuni spot ingannevoli. Respinti quindi i ricorsi presentati dalle due aziende castiglionesi, dal gruppo San Carlo e da Ica Foods. Amica Chips dovrà pagare 300mila euro, Pata 250mila, mentre Per San Carlo e Ica la mazzata è rispettivamente di 350mila euro e 150mila.

Secondo l’Antitrust, attraverso diciture e immagini suggestive, venivano attribuiti a taluni prodotti specifiche caratteristiche nutrizionali o salutistiche non corrette oppure si fornivano informazioni, in merito alla composizione e agli ingredienti o alle modalità di trasformazione o cottura, attribuendo ai prodotti anche "vanti di artigianalità" nonostante la loro natura industriale.

Nel dettaglio, ad Amica Chips l’Antitrust contesta all'azienda la dicitura “cotte a mano” per la patatina Eldorada e il claim “-20% di grassi”, percentuale di per sé inferiore a quella consentita dalla legge comunitaria per di più accompagnato dalla scritta in caratteri più piccoli “rispetto alla patatina fritta tradizionale”. Discorso analogo per l'indicazione “con olio d'oliva” sul frontpack.

L’azienda, secondo l’Antitrust, ha conferito poi una particolare enfasi grafica alla presenza di olio d'oliva nelle confezioni "Eldorada la tradizionale con olio d'oliva" di Amica Chips, «omettendo di evidenziare l'effettiva percentuale impiegata: il quantitativo veniva indicate solo sul retro delle buste e risultava assai più basso a quello di altri oli vegetali».

E poi c'è il caso delle chips aromatizzate al pollo (ma anche al kebab, ketchup, chipsburger), che sul fronte della confezione hanno stampigliato una coscia senza altre specifiche. Andrea Romanò, vicepresidente e cofondatore dell’azienda aveva replicato in particolare sul nodo del “c9otte a mano”: «Vero, la cottura avviene in friggitrici artigianali che richiedono l’intervento dell'uomo, ma tutte le patatine del mondo sono così, tant’è che per le chips straniere vendute nei supermercati italiani è accettata la dicitura hand cooked». Quanto al “meno 20% di grassi" il claim era già stato cancellato.

Il direttore generale di Pata Gianluca Di Venanzo, invece, evidenzia la contraddizione tra il certificato rilasciato all’azienda dall’Asl di Mantova, che attesta l’artigianalità del metodo, e l’appunto dell’Antitrust, che insiste invece sul carattere industriale del procedimento. La soluzione, che era stata individuata, sta nel compromesso, nella dicitura «patatine prodotte con metodo artigianale».

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